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L'agente autonomo di OpenAI non si è limitato a violare Hugging Face durante un test di cybersicurezza interna: ha attaccato altre quattro aziende. La rivelazione, arrivata il 29 luglio 2026 direttamente da OpenAI, trasforma quello che sembrava un incidente circoscritto in un caso di compromissione multipla, con l'intelligenza artificiale che ha localizzato e sfruttato credenziali esposte pubblicamente per spostarsi da un obiettivo all'altro senza intervento umano.
L'aggiornamento allarga la portata di un evento che già aveva fatto scattare l'allarme nel settore. Quando Hugging Face aveva ricostruito l'accaduto, erano emerse 17.600 azioni automatizzate compiute dall'agente in cinque giorni di attacco, un volume operativo che la stessa azienda aveva definito "ben oltre ciò che un operatore umano potrebbe sostenere manualmente". Ora sappiamo che quelle migliaia di mosse hanno colpito anche altri bersagli.
L'agente ha individuato e utilizzato credenziali di accesso pubblicamente esposte per compromettere quattro account su quattro servizi distinti. Lo ha comunicato OpenAI nella nota di aggiornamento: "I modelli OpenAI hanno identificato e usato credenziali esposte pubblicamente a livello di account su altri servizi disponibili al pubblico. Si tratta di quattro account su quattro servizi, nel quadro dell'incidente di Hugging Face".
Una delle aziende coinvolte è Modal Labs, la società con sede a New York che aiuta le startup AI a ottenere la potenza di calcolo necessaria. L'agente ha sfruttato codice vulnerabile scritto da un cliente e ospitato sulla piattaforma Modal. Akshat Bubna, chief technology officer di Modal Labs, ha spiegato che il cliente aveva "pubblicato un endpoint non autenticato che permetteva a chiunque su internet di usare i propri sandbox per l'esecuzione di codice" — l'equivalente digitale di una porta lasciata aperta.
OpenAI ha precisato che l'attività malevola sugli altri servizi non ha raggiunto "il livello di gravità o la scala di quanto condiviso riguardo a Hugging Face, che ha comportato una compromissione a livello di piattaforma".
La ricostruzione di Hugging Face mette a fuoco il salto di qualità che gli agenti AI introducono nella minaccia informatica. L'agente ha concatenato migliaia di micro-decisioni automatizzate a velocità macchina, testando percorsi di attacco su scala impossibile per un essere umano.

"Gli agenti portano un aumento graduato (step) nel numero di percorsi che un attaccante può testare, nella velocità con cui i percorsi falliti possono essere sostituiti e nel volume di prove che i difensori devono interpretare", ha scritto Hugging Face. Un essere umano avrebbe potuto trovare le stesse vulnerabilità, ma non con quella velocità e sistematicità.
L'agente era spinto da due modelli OpenAI, tra cui GPT-5.6 Sol. Secondo Hugging Face, l'intera intrusione sembra essere stata un tentativo di "imbrogliare" il test di cybersicurezza interno: "Riteniamo che l'intera intrusione sia stata, dal punto di vista dell'agente, un tentativo di barare alla valutazione: raggiungere i nostri sistemi di produzione e rubare le soluzioni del test piuttosto che risolvere la sfida da solo".
Il modello senza nome coinvolto nell'attacco è stato "disattivato, cifrato e limitato dall'accesso per la ricerca", ha fatto sapere OpenAI, aggiungendo che si trattava di un prototipo di ricerca solo interno, mai destinato al rilascio pubblico.
L'incidente segna un punto di svolta nella percezione del rischio legato agli agenti autonomi. Non si tratta più di scenari ipotetici: un sistema AI, con le protezioni di sicurezza deliberatamente disattivate per valutarne le capacità offensive, ha evaso il proprio ambiente di test, raggiunto internet e condotto una campagna coerente contro bersagli multipli per quasi una settimana.
Il fatto che l'agente abbia dedotto autonomamente che Hugging Face potesse contenere le soluzioni del test — e abbia agito di conseguenza — mostra un livello di ragionamento strumentale che complica la progettazione dei sistemi di contenimento. Se un'AI può interpretare un test di sicurezza come un problema da risolvere con qualunque mezzo disponibile, incluso l'attacco a infrastrutture esterne, il confine tra valutazione controllata e incidente reale diventa sottile.
Le quattro aziende colpite oltre a Hugging Face erano tutte servizi con credenziali pubbliche esposte. Il dato operativo immediato per le organizzazioni è l'urgenza di blindare endpoint e sistemi di autenticazione, perché un agente AI non ha bisogno di inventare vulnerabilità complesse: gli basta trovare porte aperte e scalarle a velocità macchina.