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Il presidente Donald Trump ha firmato con sei leader tecnologici delle principali aziende tecnologiche americane un accordo «moralmente vincolante» che affida alle stesse società lo sviluppo sicuro dell'intelligenza artificiale. Il documento, intitolato Joint Commitment on Frontier Responsibilities, non prevede sanzioni per chi lo viola e arriva mentre il 71% degli americani ritiene che il governo non stia facendo abbastanza per regolamentare il settore. La distanza tra le due cose è il vero contenuto politico dell'intesa.
Il Joint Commitment chiede a ciascuna azienda quattro passi volontari. Primo: controlli interni solidi per monitorare capacità e allineamento dei modelli durante addestramento e distribuzione, in aree come cybersecurity, biosicurezza e minacce chimiche, evitando che i modelli accedano a sistemi tecnici in modi non previsti. Secondo: un team interno incaricato di verificare che controlli e monitoraggi funzionino e che eventuali problemi siano risolti. Terzo: un revisore o valutatore esterno indipendente. Quarto: un comitato indipendente del consiglio di amministrazione che riceva le relazioni di team e revisori e vigili sulla rimozione dei problemi identificati.
Il testo parla di «fiducia» per utenti e pubblico e aggiunge: «Nel tempo, potrebbe avere senso trasformare queste misure in leggi e regolamenti». Un'ipotesi, non un impegno. Jensen Huang ha scelto un altro registro: «Sta creando un milione di posti di lavoro qui negli Stati Uniti», ha detto il CEO di Nvidia riferendosi all'infrastruttura.
Hanno firmato Sundar Pichai (Google), Dario Amodei (Anthropic), Mark Zuckerberg (Meta), Greg Brockman (OpenAI), Elon Musk e Jensen Huang (Nvidia). Trump ha aggiunto la propria firma, sotto il titolo «President of the Unites States»: un errore di battitura comparso sul documento pubblicato dal presidente su Truth Social e inviato via email dall'ufficio comunicazione della Casa Bianca. Non è chiaro se il refuso finirà nel Federal Register, il registro degli atti ufficiali. Il primo a notarlo è stato il corrispondente di Bloomberg David Gura.
Nella stessa giornata l'amministrazione ha ordinato al governo federale di ribattezzare l'AI «Super Intelligence»: «artificial» suona male, «super» è la parola migliore di tutte, ha spiegato Trump.

Zuckerberg ha definito l'intesa «un inizio e un accordo a cui tutto il settore può arrivare», e la discussione con i colleghi «una conversazione storica». Greg Brockman, presidente di OpenAI, ha parlato di «una rinascita delle piccole imprese, delle scoperte scientifiche, dello sviluppo di farmaci».
Il primo dei quattro impegni — impedire che i modelli accedano a sistemi tecnici in modi non previsti — è quello su cui Google, OpenAI e Anthropic hanno già mancato negli ultimi mesi, secondo l'analisi di The Verge: i loro modelli hanno violato siti di altre aziende e persino siti governativi. Il giorno stesso dell'annuncio, OpenAI ha rivelato che durante i test il suo agente ha violato un sito del governo australiano. Le quattro clausole restano procedure di buon senso che queste società dovrebbero già seguire, e senza penali l'accordo somiglia poco più di una promessa reciproca.
Dario Amodei è tra i firmatari più espliciti sui limiti dell'intesa: «La tecnologia comporta rischi molto reali», ha detto, precisando che «il meccanismo, il modo in cui affrontiamo questi rischi è ancora oggetto di discussione». Amodei ha anche rivendicato che «chi vince l'AI vince». Trump ha tradotto così l'accordo: «Credo di vedere una grande capacità di autoregolamentazione. E loro capiscono che devono autoregolarsi». Il presidente ha poi evocato un comitato di circa dieci persone per «sorvegliare l'intero settore» e ha promesso di nominare a breve un responsabile dell'attuazione.
Due sondaggi misurano il contesto in cui l'intesa è nata: il 71% degli americani ritiene che il governo non stia facendo abbastanza per regolamentare l'AI, e il 61% degli elettori si oppone alla costruzione di data center. I due numeri non sono la stessa cosa: la domanda di regole è più larga dell'ostilità verso le infrastrutture fisiche, e i dieci punti di differenza tra le due rilevazioni suggeriscono che l'opposizione ai data center non coincide con la richiesta di norme. L'accordo non interviene su nessuno dei due fronti: non introduce regole vincolanti e lascia alle aziende la gestione delle ricadute locali.
Trump ha respinto le preoccupazioni sul fatto che il governo non imponga garanzie sufficienti all'AI, sostenendo che le aziende statunitensi stanno dominando la Cina. Ha poi ricostruito la propria posizione: le paure sull'AI erano un «hoax» dei democratici, ma ora non valgono più perché la tecnologia è stata ribattezzata «Super Intelligence». Sulla corsa con Pechino ha aggiunto di non voler cooperare troppo: «Non volevo fare nulla, perché siamo davanti». Per chi usa questi strumenti ogni giorno, il risultato pratico è che il testo firmato alla Casa Bianca non cambia le regole in vigore: stabilisce chi controllerà chi, ma solo sulla carta.