Physical Address
304 North Cardinal St.
Dorchester Center, MA 02124
Physical Address
304 North Cardinal St.
Dorchester Center, MA 02124

La National Crime Agency (NCA) del Regno Unito ha pubblicato oggi, 3 luglio 2026, una guida senza precedenti che raccomanda ai genitori di non condividere foto dei propri figli su profili social pubblici. Il motivo: i predatori sessuali stanno usando app di nudificazione basate su intelligenza artificiale per trasformare normali fotografie di bambini in materiale pedopornografico, senza bisogno di alcun contatto diretto con le vittime.
Non è un allarme teorico. L'Internet Watch Foundation (IWF), l'ente britannico che monitora gli abusi online sui minori, ha identificato 8.029 immagini e video generati da AI di materiale sessuale abusivo realistico solo nel 2025, con un aumento del 14% rispetto all'anno precedente. Il fenomeno sta cambiando il profilo di rischio per le famiglie: un bambino può diventare vittima senza mai essere stato avvicinato o adescato.
«Il genitore medio non pubblica una foto del proprio figlio online pensando che possa essere prelevata e trasformata in materiale pedopornografico», ha spiegato Lorna Sinclair, child sexual abuse education manager della NCA. «Molti genitori e tutori non sanno nemmeno che questo problema esista».
Il salto tecnologico è radicale. I modelli di AI oggi disponibili pubblicamente permettono ai criminali di prendere un selfie di un'adolescente completamente vestita e convertirlo in pornografia estrema. In un caso segnalato al servizio Childline, una ragazza di 15 anni ha scoperto che uno sconosciuto aveva creato un falso nudo «davvero convincente» usando il suo volto e la sua cameretta, con ogni probabilità prelevando il materiale dal suo account Instagram.
Il servizio Report Remove, che consente ai minori di segnalare e far rimuovere immagini esplicite diffuse senza consenso, ha documentato casi in cui normali selfie scattati davanti allo specchio sono stati trasformati in video pornografici estremi tramite AI.
Tim Wright, senior manager della NCA, invita a «prendere qualche semplice precauzione oggi stesso». La guida articola tre mosse concrete:
La guida suggerisce anche un audit completo dei social media: controllare se nei vecchi post sono visibili il volto, il corpo o la divisa scolastica dei propri figli, e valutare se quelle immagini vadano rimosse o rese private. Il principio si estende ai moduli di consenso firmati anni fa — prima che l'AI rendesse possibile la manipolazione fotografica su larga scala — per l'uso di immagini di minori da parte di istituti e associazioni.
Tom Dyson, head of marketing dell'IWF, è netto: «Se vuoi che una fotografia dei tuoi figli venga rimossa da un sito web o da un social media, hai tutto il diritto di farlo».
Dan Sexton, chief technology officer dell'IWF, ammette un disagio profondo nel dover dire ai genitori di togliere le foto dei figli dagli spazi pubblici online. «Non so cos'altro dire ai genitori. Sarei molto cauto [nel pubblicare foto di bambini online] perché non c'è protezione».
Il problema strutturale è che i pedofili stanno combinando strumenti di AI diversi — inclusi modelli open source liberamente scaricabili e modificabili — per produrre materiale che già oggi è impossibile distinguere da fotografie reali di abusi. L'unico modo per stabilire se un'immagine è autentica o sintetica, spiega Sexton, è verificare se sui forum del dark web qualcuno se ne sta attribuendo la creazione. Per i video la distinzione è ancora possibile, ma il margine si assottiglia.
Lorna Sinclair inquadra la dinamica in una costante storica: «Stiamo ancora imparando come società a usare l'AI nella vita quotidiana. Ma la realtà è che i criminali saranno sempre early adopter dei progressi tecnologici».
Il principio della safety by design — costruire modelli di AI che siano sicuri per progettazione e non per rattoppo successivo — è evocato da Sexton come unica via d'uscita strutturale. «La gente usa l'espressione "sicurezza by design", ma io qui non la vedo. È un problema che va risolto. Solo che non so se possa essere risolto con il livello di accuratezza che ci serve, perché la tecnologia continua a cambiare».
La guida pubblicata oggi non è un divieto, ma un avvertimento basato su dati che rendono obsoleta l'idea che condividere foto dei propri figli sia un gesto privo di conseguenze.