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L’Australia prova a governare l’intelligenza artificiale con un approccio che nessun altro paese ha finora adottato: un’unica regia per economia, sicurezza, ambiente e società. Il primo ministro Anthony Albanese ha annunciato il 15 luglio 2026 la nascita di un ufficio per l’AI incardinato nel suo stesso dipartimento, accompagnato da un pacchetto di approvazioni accelerate per i data center. La posta in gioco è attrarre investimenti internazionali senza perdere il controllo su copyright, consumi energetici e rischi per la democrazia.
Il nuovo Office of AI opererà all’interno del Department of the Prime Minister and Cabinet. Albanese ha rivendicato un primato: l’Australia diventa il primo paese a riunire in un unico quadro nazionale le ricadute economiche, sociali, di sicurezza nazionale e ambientali dell’intelligenza artificiale. Lavorerà a stretto contatto con il ministro per l’industria e l’innovazione Tim Ayres e con il ministro assistente per scienza e tecnologia Andrew Charlton, con il compito di progettare nuovi standard australiani e coordinare le iniziative tra i vari ministeri.
«Getting this right will enhance our appeal to international investors, by delivering greater clarity and speed for approvals, and a streamlined process for verifying compliance», ha dichiarato il primo ministra. E ha aggiunto: «It also imposes an important discipline on government».

Il governo federale introdurrà procedure fast-track per i progetti legati all’AI, data center in testa. L’obiettivo è duplice: dare certezza agli investitori e mantenere la fiducia dell’opinione pubblica in una tecnologia che avanza rapidamente. Le aziende del settore — tra cui Anthropic, che nei mesi scorsi aveva citato l’incertezza normativa australiana come freno agli investimenti — ottengono così un segnale di apertura.
Sul fronte della proprietà intellettuale, il governo ha ribadito una linea netta. «We have made it very clear as a government that there won’t be a text and data mining exception in Australia», ha detto Ayres alla vigilia del discorso. La pressione delle big tech per ottenere accesso ai contenuti australiani e addestrare i grandi modelli linguistici resta alta, ma Canberra per ora non cede. Albanese ha parlato di proteggere i creativi australiani dal «furto» di copyright, anche se i dettagli sulle modifiche legislative non sono ancora stati resi noti.
L’espansione dei data center porta con sé una domanda energetica in forte crescita. Amanda McKenzie, CEO del Climate Council, ha messo in guardia: «Datacentres are hungry for energy. Governments must proactively manage the surging demand, making sure that they are powered with clean renewable power». Se l’allineamento con le rinnovabili non sarà gestito, il rischio è che l’aumento dei consumi spinga verso fonti fossili — carbone e gas — in un paese già esposto a inondazioni e incendi sempre più frequenti.
La mossa di Albanese ha una logica precisa: offrire agli investitori un interlocutore unico e tempi certi, mentre si costruisce un perimetro di regole che copra anche sicurezza nazionale e disinformazione. Il discorso all’Università di Sydney ha richiamato il rischio che «estremisti e attori statali usino già l’AI per creare propaganda rivolta ai giovani e diffondere disinformazione contro le democrazie». L’ufficio AI dovrà dimostrare di saper tenere insieme competitività economica e protezione dei diritti — un equilibrio che nessun governo occidentale ha ancora trovato.