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Il problema della sostenibilità infrastrutturale dell'AI non si risolve su un fronte solo: Seattle ha risposto con una moratoria normativa, una startup nata al MIT con una tecnologia di raffreddamento che azzera il consumo idrico. I due movimenti — regolatorio e tecnologico — fotografano la stessa crisi da angolazioni opposte, e insieme disegnano il perimetro entro cui l'espansione dell'AI può sopravvivere politicamente.
Il consiglio comunale di Seattle ha approvato all'unanimità, il 9 giugno 2026, una moratoria di un anno sulla costruzione di nuovi data center. Seattle è la più grande città americana ad aver adottato finora questa misura, e lo ha fatto sotto la pressione di una campagna civica senza precedenti: circa 100.000 email inviate dai residenti ai legislatori locali.
La spinta è arrivata ad aprile 2026, quando il Seattle Times ha rivelato che cinque data center proposti avrebbero potuto assorbire fino a un terzo dell'attuale domanda elettrica cittadina. La sindaca Katie Wilson ha inquadrato il voto come occasione per ridefinire le regole: la pausa serve a stabilire se i data center siano un "uso appropriato del suolo urbano" e a costruire una normativa mirata per strutture energivore destinate all'AI.
"C'è una pressione pubblica che spinge i politici a fare cose che non vogliono fare, e altri casi in cui la pressione pubblica supporta e accelera quello che volevano già fare", ha dichiarato Wilson. "Questo è stato il secondo caso."
Il contesto non è solo ambientale. Amazon e Microsoft — entrambe con base nell'area metropolitana di Seattle — prevedono di investire complessivamente 390 miliardi di dollari in infrastrutture AI nel 2026, mentre le stesse aziende hanno licenziato migliaia di lavoratori locali nell'ultimo anno. Gruppi come Amazon Employees for Climate Justice si sono schierati con i comitati di quartiere, trasformando il dossier data center in una questione di patto sociale oltre che ambientale.
La moratoria contiene un emendamento: i data center esistenti possono richiedere espansioni fino a 20 megawatt di potenza aggiuntiva durante la pausa. Gli attivisti di 350 Seattle temono che questa finestra apra a una corsa alle domande già in pipeline, svuotando di fatto la premessa della moratoria.
Ferveret, startup fondata nel 2021 da Reza Azizian — ex postdoc MIT in ingegneria nucleare — e Matteo Bucci, professore associato al Dipartimento di Scienza e Ingegneria Nucleare del MIT (cattedra Esther e Harold E. Edgerton), ha sviluppato un sistema di raffreddamento per chip AI che non consuma acqua e riduce significativamente il consumo elettrico.

Il punto di partenza è il subcooled boiling, una tecnica dei reattori nucleari per ottimizzare il trasferimento di calore. Il sistema Adaptive Phase Cooling (APC) non usa grandi vasche di liquido come la maggior parte delle soluzioni a immersione: lavora con moduli rack di dimensioni standard, ciascuno contenente un singolo server immerso in un liquido a basso punto di ebollizione, senza i "forever chemicals" PFAS presenti in altri approcci. La differenza tecnica chiave sta nelle bolle: più piccole e più frequenti, si staccano rapidamente e si ricondensano nel liquido circostante, accelerando il ciclo di raffreddamento.
Uno studio condotto con il Samueli Computer Science Department dell'Università della California a Los Angeles ha quantificato i risultati: +15% di efficienza computazionale rispetto alle soluzioni di immersione allo stato dell'arte. Combinando APC con il software di controllo della potenza, i data center ottengono il 35% di token in più dagli stessi modelli AI a parità di consumo elettrico.
Ferveret sta già testando il sistema con CleanSpark, FuriosaAI e Switch, uno dei maggiori operatori di data center statunitensi. La startup fa parte del programma Nvidia Inception.
I data center sono proiettati a coprire tra il 9 e il 17% del consumo elettrico totale degli Stati Uniti entro fine decennio. Oggi, circa un terzo dell'elettricità dei data center va al raffreddamento — e il raffreddamento ad aria tradizionale può arrivare ad assorbire fino al 40% della potenza disponibile.
Se il sistema APC migliora del 15% l'efficienza computazionale rispetto alle soluzioni di immersione allo stato dell'arte e — combinato con il software di controllo della potenza — consente il 35% di token aggiuntivi a parità di watt, una quota consistente della pressione sulla rete diventa tecnicamente evitabile senza rinunciare a capacità computazionale. La moratoria di Seattle non è quindi necessariamente un freno all'AI: è un meccanismo per tradurre in obblighi normativi i margini di efficienza che la sola logica di mercato non ha ancora imposto.
C'è un secondo vantaggio che Bucci sottolinea: "Il sole splende in posti dove non hai molta acqua, quindi il vantaggio di essere zero-acqua è che ti permette di costruire data center dove hai energia solare ma nulla per raffreddarli." Un sistema idrico-indipendente rende possibili infrastrutture in regioni aride — Africa, Medio Oriente, parti degli Stati Uniti — che altrimenti rimarrebbero fuori portata.
La vera domanda, a questo punto, non è se regolazione e innovazione siano compatibili: è se le normative che Seattle intende costruire durante la moratoria saranno abbastanza specifiche da premiare le soluzioni che già funzionano.