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Google e SpaceX stanno negoziando per portare i data center nello spazio. La trattativa, riportata dal Wall Street Journal a maggio 2026, arriva mentre SpaceX si prepara alla sua IPO da 1,75 trilioni di dollari e vende agli investitori la visione di un compute AI orbitale economicamente competitivo. Il problema concreto, però, è già sul tavolo: non ci sono abbastanza razzi, e quelli disponibili costano troppo.
Google non si affida a un unico partner. Parallelamente alle trattative con SpaceX, l'azienda sta parlando con altri operatori di lancio e ha pianificato il lancio di satelliti prototipo entro il 2027 nell'ambito di un'iniziativa interna chiamata Project Suncatcher, annunciata a fine 2025. L'investimento di Google in SpaceX non è nuovo: nel 2015 l'azienda aveva già versato 900 milioni di dollari nella società di Elon Musk.
Le trattative attuali seguono di una settimana l'accordo tra SpaceX e Anthropic per l'utilizzo delle risorse di calcolo del data center xAI a Memphis, Tennessee — con la possibilità futura di collaborare su infrastrutture orbitali. SpaceX aveva acquisito xAI a febbraio 2026.
L'entusiasmo di Elon Musk per i data center orbitali — da lui descritti come la soluzione più economica per il compute AI nel giro di pochi anni — scontra con la realtà attuale: i data center terrestri sono ancora significativamente più economici una volta sommati i costi di costruzione dei satelliti e di lancio. Gli operatori che puntano allo spazio stanno sostanzialmente scommettendo su una futura riduzione drastica dei costi di accesso all'orbita, legata soprattutto alla piena operatività dello Starship di SpaceX.
Il problema è la scarsità. Starship è atteso al suo dodicesimo volo di prova entro breve, ma anche quando sarà operativo commercialmente, potrebbe passare ancora qualche anno prima che sia disponibile per clienti terzi: SpaceX lo utilizzerà prima per il proprio business satellitare. La situazione è analoga per New Glenn di Blue Origin, che ad aprile 2026 ha fallito la consegna di un satellite durante il suo terzo lancio.
Questa scarsità spinge i progetti più ambiziosi verso la metà degli anni 2030, mentre chi vuole partire prima si limita a task di elaborazione perimetrale per sensori spaziali.

Baiju Bhatt — co-fondatore di Robinhood e CEO di Cowboy Space Corporation — ha scelto una strada diversa: costruire il proprio razzo. A maggio 2026 la startup ha chiuso un Series B da 275 milioni di dollari a una valutazione post-money di 2 miliardi di dollari, con Index Ventures come lead investor. Hanno partecipato anche Breakthrough Energy Ventures, Construct Capital, IVP e SAIC. L'azienda aveva già raccolto 80 milioni in precedenza da investitori tra cui Andreessen Horowitz e New Enterprise Associates.
Bhatt ha fondato la società nel 2024 con il nome Aetherflux, inizialmente focalizzata sulla raccolta di energia solare dallo spazio. Il pivot verso i data center orbitali — e poi verso lo sviluppo di un veicolo di lancio proprietario — è stato guidato dall'impossibilità di trovare capacità di lancio sufficiente a rendere il modello di business competitivo con le alternative terrestri.
"Guardando tre, quattro anni avanti, la capacità è ancora molto, molto scarsa", ha dichiarato Bhatt. Il primo lancio è previsto entro la fine del 2028.
Il design è peculiare: Cowboy Space integra il data center direttamente nel secondo stadio del razzo, eliminando la separazione tra payload e veicolo. Ogni satellite avrà una massa tra 20.000 e 25.000 chilogrammi e genererà 1 MW di potenza per circa 800 GPU a bordo. Il vettore risultante sarebbe leggermente più potente del Falcon 9 di SpaceX, ma più piccolo di Starship. Il booster è previsto come riutilizzabile nelle versioni future.
Il team include Warren Lamont, ex ingegnere di propulsione di Blue Origin, e Tyler Grinnell, ex launch director di SpaceX.
La domanda di compute AI non mostra segnali di rallentamento. Google Cloud ha superato i 20 miliardi di dollari di ricavi nel primo trimestre 2026, dichiarando però che la crescita era limitata dalla capacità disponibile — non dalla domanda. Lo spazio, in questo contesto, non è solo fantasia tecnologica: è una risposta concreta alla saturazione delle infrastrutture terrestri, alle difficoltà di approvvigionamento energetico e alle resistenze locali che rallentano la costruzione di nuovi data center negli Stati Uniti.
La vera scommessa di Cowboy Space — e in parte di Google — è che entro il 2030 i costi di lancio scenderanno abbastanza da ribaltare l'equazione economica. Se quella soglia viene raggiunta, chi avrà già costruito l'infrastruttura orbitale partirà con anni di vantaggio.