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Alphabet ha bruciato 6 miliardi di dollari in contanti nell'ultimo trimestre, spinta da una spesa in intelligenza artificiale che per l'intero 2026 potrebbe toccare i 205 miliardi di dollari di investimenti complessivi. Il dato, che fotografa un'accelerazione senza precedenti nella corsa alle infrastrutture AI, arriva accompagnato da una crescita del business cloud che ha superato ogni previsione: Google Cloud ha registrato ricavi per 24,8 miliardi di dollari nel terzo trimestre 2026, con un balzo dell'82% su base annua. Wall Street si aspettava 22,46 miliardi. La scommessa di Sundar Pichai, per ora, sta pagando.
I ricavi di Google Cloud sono saliti a 24,8 miliardi di dollari nel Q3 2026, contro i 20 miliardi del trimestre precedente (che già segnava un +63% anno su anno). La crescita è trainata dall'adozione di soluzioni e infrastrutture AI da parte delle imprese, ha spiegato l'azienda durante la chiamata sugli utili.
Il backlog di lavoro contrattualizzato — progetti già acquisiti ma non ancora trasformati in ricavi — ha raggiunto quota 514 miliardi di dollari. È un indicatore che guarda avanti: significa che la domanda per i servizi cloud di Google, in larga parte legati all'intelligenza artificiale, non accenna a rallentare.
L'utile trimestrale di Alphabet si è attestato a 112,1 miliardi di dollari, quasi quadruplicato rispetto ai 28,1 miliardi dello stesso periodo del 2025. Il fatturato complessivo è cresciuto del 24% anno su anno, toccando 119,8 miliardi, mentre i Google Services hanno portato 94,5 miliardi (+15%).
Sul fronte consumer, Gemini — il chatbot AI di Google — ha raggiunto 950 milioni di utenti attivi mensili. A fine 2025 erano 750 milioni: in poco più di sei mesi la piattaforma ha guadagnato 200 milioni di utenti.

È il dodicesimo trimestre consecutivo di crescita a doppia cifra per Alphabet. Ma è la composizione di questa crescita a essere cambiata: il cloud, un tempo terzo pilastro dopo ricerca e pubblicità, sta diventando il motore principale.
Il rovescio della medaglia è la spesa. Le spese in conto capitale di Alphabet per il 2026 sono stimate tra 180 e 190 miliardi di dollari, destinate a data center, chip e infrastruttura. I 6 miliardi di cassa bruciata nel trimestre sono il prezzo immediato di questa strategia.
Durante la chiamata con gli analisti, diversi investitori hanno incalzato Pichai su quando e quanto questi investimenti produrranno ritorni concreti. La risposta del CEO è stata netta: «Penso che i nostri investimenti in capacità di calcolo nel '27 — stiamo vedendo forti indicatori di domanda, inclusi contratti a lungo termine. Anzi, se mai, le dinamiche sembrano più sane rispetto a un anno fa, ed è questo che ci dà la fiducia per intraprendere questi investimenti».
Mettendo in prospettiva le cifre, emergono proporzioni che raccontano la portata della trasformazione in corso. I 6 miliardi di cassa consumati in un singolo trimestre rappresentano circa il 5% dell'utile netto generato nello stesso periodo (112,1 miliardi). Non è una cifra che mette a rischio la solidità finanziaria di Alphabet, ma segnala un'accelerazione che non ha precedenti nella storia dell'azienda.
Il backlog cloud di 514 miliardi, confrontato con i 24,8 miliardi di ricavi trimestrali del segmento, implica un rapporto backlog/ricavi annualizzati superiore a 5:1 — un multiplo che nella storia del cloud computing si era visto solo nelle fasi iniziali di AWS, ma su scala molto più ridotta. La domanda enterprise per l'AI sta riempiendo i data center di Google prima ancora che vengano costruiti.
La vera incognita resta il 2027: se la domanda continuerà a crescere al ritmo attuale, la capacità installata con gli esborsi 2026 potrebbe rivelarsi insufficiente. Se rallentasse, Alphabet si troverebbe con infrastruttura sovradimensionata. I «contratti a lungo termine» citati da Pichai suggeriscono che l'azienda vede più probabile il primo scenario.