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Un tribunale tedesco ha cancellato la distinzione tra motore di ricerca e produttore di contenuti: le AI Overviews di Google sono parole di Google, e Google risponde per ogni falsa affermazione che le sue AI producono. La decisione del Tribunale Regionale di Monaco del 9 giugno 2026 demolisce lo scudo legale che proteggeva i motori di ricerca dalla responsabilità diretta. Nel frattempo nel Regno Unito emerge lo stesso problema da un'altra direzione: appena il 3% dei cittadini trova molto facile distinguere un video reale da uno generato dall'AI.
Le AI Overviews di Google non sono un elenco di link: generano "affermazioni nuove, indipendenti e sostanziali", sintetizzando e rielaborando contenuti da più siti. Per questo motivo il Tribunale Regionale di Monaco ha emesso un'ingiunzione temporanea contro Google (causa n. 26 O 869/26), vietandole di diffondere dichiarazioni false su due editori con sede nella stessa città attraverso i propri riepiloghi AI.
L'AI di Google aveva associato le due case editrici a truffe, abbonamenti trappola e pratiche commerciali scorrette — affermazioni che non comparivano in nessuna delle fonti collegate. Il sistema aveva aperto le sue risposte con frasi del tipo "Sì, [azienda] è nota per pratiche commerciali dubbie", costruendo poi una struttura propria con riassunto, segnali d'allarme e consigli per gli utenti. Era contenuto autonomo, non un rispecchio di quanto scritto altrove.
Google ha sostenuto che gli utenti sapevano già "che le informazioni generate dall'AI non devono essere accettate ciecamente". La corte ha respinto l'argomento: la possibilità teorica di verificare un'affermazione non esime chi l'ha diffusa dalla responsabilità per quella diffusione. Le AI Overviews sono "comprensibili autonomamente", senza rimandi ad altre possibili interpretazioni.
Il precedente che proteggeva i motori di ricerca — fondato sul fatto che questi si limitavano a rendere trovabili contenuti altrui — non si applica qui. Solo Google può controllare ciò che le sue AI producono. Il risultato: Google copre l'80% delle spese legali, i due editori il 10% ciascuno. La corte ha anche escluso le protezioni previste dal Digital Services Act per i provider di hosting.
Il 9 giugno 2026 il governatore della Banca d'Inghilterra Andrew Bailey ha invitato il pubblico a segnalare video contraffatti che lo ritraggono in una rissa con Nigel Farage, leader di Reform UK, negli studi di BBC One durante Question Time. Nei filmati, diffusi sulla piattaforma X, i due vengono separati da agenti di polizia; in alcune versioni Farage appare con un'arma da fuoco.
"Purtroppo, annunci falsi che si spacciano per la Bank of England e altre banche centrali sono in aumento", ha dichiarato Bailey. "Queste truffe sono progettate per sfruttare criminalmente il pubblico, in particolare le persone vulnerabili. Esorto tutti a mantenere la vigilanza e a segnalare queste truffe."

Farage ha commentato sullo stesso social network: "Potreste aver visto alcuni bizzarri video AI su questa piattaforma oggi. Pur avendo le nostre divergenze con Andrew Bailey, non mi spingerei mai a tanto!"
Le norme dell'Online Safety Act che impongono alle piattaforme di rimuovere la pubblicità fraudolenta non entrano in vigore fino all'anno prossimo.
I deepfake non sono solo un vettore di frodi finanziarie: minacciano la capacità dei cittadini di ragionare su fatti politici. La charity di fact-checking Full Fact ha pubblicato il proprio rapporto annuale per il 2026 segnalando che la democrazia britannica è sotto "un'enorme e crescente pressione" per la disinformazione amplificata dall'AI.
Un sondaggio YouGov condotto a fine marzo 2026 ha misurato il problema: il 3% degli intervistati trova "molto facile" distinguere se un video online è autentico o prodotto dall'AI. L'80% è preoccupato per la disinformazione politica, il 48% afferma che questa ha già minato la fiducia nelle istituzioni e il 66% ritiene che il governo stia facendo troppo poco.
La diffusione è concreta: circa 16,5 milioni di adulti britannici — quasi uno su tre — sono stati esposti a deepfake politici nel solo mese precedente le elezioni locali inglesi del maggio 2026. Full Fact ha documentato la crescita dell'AI nella disinformazione verificata: a novembre 2024 sospettava il coinvolgimento AI in 4 delle sue pubblicazioni; a ottobre 2025 il numero era salito ad almeno 27.
Chris Morris, direttore esecutivo di Full Fact, ha avvertito: "Le altre democrazie che affrontano pressioni simili stanno iniziando a muoversi verso approcci più coordinati costruiti attorno a trasparenza, preparazione e responsabilità. Il Regno Unito rischia di restare indietro se continua a rispondere in modo frammentato e reattivo."
La sentenza di Monaco è ancora una misura cautelare e deve reggere in appello. Il ragionamento giuridico, però, è già in circolazione. Un'analisi sull'accuratezza delle AI Overviews con il modello Gemini 3 indica il 91% di correttezza — ma anche che il 56% delle risposte corrette non è tracciabile nelle fonti citate. Tradotto: anche quando il sistema non erra, afferma cose che non compaiono in nessun link collegato. È la zona grigia che il tribunale ha appena reso pericolosa.
La logica si applica oltre Google. Sistemi come ChatGPT, Claude o Perplexity sintetizzano contenuti da fonti terze e restituiscono affermazioni proprie: se il modello monacense diventa riferimento, l'operatore risponde per ogni sintesi che supera il contenuto delle fonti originali. La pressione a documentare le basi di ogni risposta generata — o a ridisegnare come vengono presentate — arriverà prima dell'appello.