Google testa i pagamenti ai publisher per i contenuti usati nelle risposte AI

Google paga i publisher per le risposte AI: il test su 100 testate

Meno di 1.000 dollari in diversi mesi per i siti più piccoli, oltre 1 milione di dollari in un anno per chi è entrato all'avvio. Il programma pilota con cui Google compensa circa 100 testate per i contenuti usati in AI Overviews, AI Mode e Gemini produce una forbice che supera le mille volte: è quella distanza, più dei singoli assegni, a spiegare perché molti editori stiano ancora trattando.

Il pilota: 100 editori e i pagamenti visibili in Search Console

Il test è partito da meno di un anno e coinvolge circa 100 testate digitali. Google non paga la presenza nei risultati di ricerca tradizionali, ma il contributo dei contenuti alle risposte generate dall'intelligenza artificiale in AI Overviews, AI Mode e nel chatbot Gemini. Chi aderisce può seguire in Google Search Console quanto il proprio materiale viene usato e quanto rende.

La prima segnalazione sull'esistenza del programma è di Digiday; i dettagli sugli importi arrivano dal report di The Information, ripreso poi dalle altre testate.

Da 1.000 a oltre 1 milione di dollari: quanto incassa chi partecipa

Profilo di editoreIngresso nel programmaIncasso riportato
Editore entrato all'avviomeno di un anno faoltre 1.000.000 di dollari in un anno
Editore entrato dopo qualche mesepochi mesi fa50.000-60.000 dollari
Blog e siti piccoli e medinon specificatomeno di 1.000 dollari in diversi mesi

Il divario tra le due estremità è il dato più leggibile. Il milione abbondante del primo aderente vale almeno mille volte il tetto dei 1.000 dollari incassati dai siti piccoli in diversi mesi (1.000.000 ÷ 1.000). I 50.000-60.000 dollari dell'editore entrato più tardi equivalgono invece al 5-6% di quel milione, pur coprendo un arco temporale diverso: qualche mese contro un anno intero.

Il confronto regge anche in termini relativi. Per diversi blog e siti di piccole e medie dimensioni i pagamenti del pilota restano sotto lo 0,1% del fatturato pubblicitario: l'assegno di Google dovrebbe cioè crescere di circa mille volte per pareggiare i ricavi da advertising generati da quegli stessi contenuti.

Google testa i pagamenti ai publisher per i contenuti usati nelle risposte AI
Un laptop che visualizza una pagina di motore di ricerca. Foto di cottonbro studio su Pexels

Un calcolo opaco e i grandi editori che restano fuori

Gli importi dipendono da quanto ciascuna fonte contribuisce a una risposta AI. Alcuni partecipanti hanno però dichiarato di non sapere come Google calcoli le cifre, che possono variare da un mese all'altro senza spiegazione. I contenuti su nicchie con seguito forte, come anime e gaming, sembrano rendere più di altri.

Diversi editori di grandi dimensioni rifiutano di aderire per spingere Google a pagare di più, mentre il loro traffico è già in calo. L'analisi di The Decoder legge il modello come una strategia divide-et-impera: pochi guadagnano bene, chi esce non esercita pressione perché altre fonti riempiono il vuoto, e i negoziati individuali impediscono agli editori di trattare collettivamente.

Regolatori, cause e la sentenza tedesca

Il pilota non spegne le contestazioni. A giugno 2026 il Regno Unito ha stabilito che Google deve consentire agli editori di escludersi dalle funzioni di ricerca basate sull'AI. La Commissione europea aveva aperto un'indagine antitrust a dicembre 2025 sull'impatto della ricerca AI sul traffico web e ha recentemente ordinato modifiche al motore di ricerca. Prima ancora, a luglio 2025, un gruppo di editori indipendenti aveva presentato una denuncia a Bruxelles, e a settembre 2025 Penske Media — la società madre di Rolling Stone — ha citato Google per la perdita di traffico e di ricavi pubblicitari. Studi multipli indicano che le AI Overviews riducono nettamente le visite al web aperto.

Un passaggio pesa più degli altri: un tribunale tedesco ha stabilito che le AI Overviews sono contenuto di Google, non riassunti di materiale esistente. Se quella lettura si allarga, gli editori avrebbero una base giuridica per chiedere una licenza ogni volta che il loro lavoro finisce in una risposta AI. Tracciare il contributo esatto di ogni fonte sarebbe però difficile, se non impossibile, e gestire i pagamenti aggiungerebbe costi riducendo i margini: è il rischio finanziario che The Decoder individua nella sentenza.

Il punto per chi pubblica è tutto nella proporzione. Finché i pagamenti restano sotto lo 0,1% del fatturato pubblicitario, per un sito piccolo l'adesione al pilota non compensa i clic persi; per il primo aderente, il milione in un anno è già una voce di bilancio. Nella forbice tra questi due casi sta il vero esito del test: non una tariffa unica, ma un prezzo fissato caso per caso da chi i contenuti li usa.

Se la lettura tedesca — le AI Overviews come contenuto proprio di Google — troverà applicazione più ampia, il pilota smetterà di essere un test volontario per diventare la base di un negoziato obbligatorio.

Fonti

Francesco Leone
Francesco Leone

Francesco Leone è un esperto in Intelligenza Artificiale con una profonda conoscenza in Machine Learning e Deep Learning. Attraverso la sua esperienza, ha contribuito allo sviluppo di soluzioni innovative in ambito di elaborazione del linguaggio naturale e visione artificiale, mirando a trasformare il modo in cui interagiamo con la tecnologia. Attivo nel settore con pubblicazioni e progetti su https://ital-ia.it/, Francesco si dedica alla ricerca e all'applicazione di algoritmi avanzati per rendere i sistemi più intelligenti e accessibili.

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