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Google ha annunciato l’integrazione della generazione di immagini AI direttamente in Search attraverso le AI Overviews. Quando una ricerca non trova un’immagine corrispondente sul web, il sistema ne crea una partendo dalla query testuale. L’operazione sostituisce il classico rimando a siti esterni con un contenuto generato in autonomia, e per la prima volta l’image search può rispondere senza attingere a nessuna pagina indicizzata. È un altro passo nella trasformazione di Search in un’esperienza AI-first che trattiene l’utente dentro l’ecosistema Google.
La generazione di immagini AI, annunciata il 14 luglio 2026, inizia il rollout nelle prossime settimane in inglese in tutti i Paesi che già supportano la generazione di immagini in AI mode. In parallelo, il redesign della homepage di Google Images si estende inizialmente agli Stati Uniti (versione desktop in inglese), con previsione di espansione progressiva ad altre regioni.
Il meccanismo è integrato nella barra di ricerca: se l’utente cerca un’immagine con un livello di specificità che il web non soddisfa, la query diventa un prompt testuale per l’intelligenza artificiale. L’immagine viene prodotta all’interno della finestra delle AI Overviews, senza bisogno di uscire dalla pagina dei risultati.
Il modello che alimenta la funzione è una versione ottimizzata per velocità e costo, con una qualità inferiore rispetto ai generatori più pesanti. Il nome riportato dalle fonti presenta una differenza: The Decoder lo identifica come Nano Banana 2 Lite, mentre ZDNet parla più genericamente di modello Nano Banana. In entrambi i casi si tratta di un’architettura pensata per rispondere in tempo reale a milioni di richieste simultanee, sacrificando la risoluzione per garantire tempi di risposta immediati.

In parallelo arriva un restyling della homepage di Google Images, riservato inizialmente alla versione desktop in inglese negli Stati Uniti. La nuova galleria sarà dinamica: i contenuti vengono aggiornati in tempo reale e personalizzati sugli interessi dell’utente. Per accedere alla nuova esperienza serve un account Google.
Le collezioni di immagini salvate guadagnano un accesso più diretto: compaiono come tab sopra la galleria principale, permettendo di saltare avanti e indietro tra i risultati della ricerca e gli elementi già archiviati. È un cambiamento che accelera il flusso di lavoro per chi utilizza Google Images come strumento di raccolta visiva.
L’impatto più rilevante riguarda il traffico in uscita verso i siti esterni. L’image search, pur non essendo il canale principale di referral, genera ancora una quota di visite che le immagini AI rischiano di assorbire. Quando Google produce un’immagine in risposta diretta, l’utente non ha motivo di cliccare su una fonte terza.
Il dato non è solo tecnico: è coerente con una direzione strategica in cui la risposta viene confezionata da Google invece che trovata altrove. Meno uscite dal motore significano più tempo trascorso sulle pagine di Google, con ricadute sulla raccolta pubblicitaria e sul controllo dell’esperienza di navigazione.
La generazione visiva completa un percorso già avviato con i riassunti testuali delle AI Overviews, che avevano ridotto la necessità di visitare le pagine di destinazione per ottenere informazioni fattuali. Ora lo stesso principio si applica alle immagini: se non esiste quella giusta, Google non rinuncia alla risposta, ma la produce.