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Il 2026 si conferma l'anno in cui i capitali continuano a riversarsi nell'intelligenza artificiale a velocità vertiginosa. Tre notizie emerse nella stessa settimana di maggio disegnano un quadro nitido: valutazioni stellari, round miliardari e qualche primo segnale di cautela da parte dei finanziatori tradizionali.
Il caso più clamoroso è quello di Anthropic. La società fondata da Dario Amodei sta finalizzando un round di finanziamento da 50 miliardi di dollari che la valorizzerebbe intorno ai 900 miliardi, avvicinandola pericolosamente alla soglia simbolica del trilione. A quel valore supererebbe anche OpenAI, attualmente valutata 852 miliardi ma alle prese con obiettivi di ricavi e crescita mancati.
Il round ha già attirato l'interesse di investitori di primo piano come Dragoneer, General Catalyst e Lightspeed Venture Partners. A guidare le trattative è il CFO Krishna Rao, che avrebbe deliberatamente ritardato l'apertura del round fino a quando non fossero stati siglati accordi strategici per la capacità computazionale con SpaceX, Google, Broadcom e AWS, oltre a nuove partnership con fondi di private equity. La chiusura del deal è attesa entro due mesi.
Dietro la valutazione stratosferica c'è una crescita dei ricavi altrettanto impressionante: i ricavi annualizzati di Anthropic si avvicinano ai 45 miliardi di dollari, cinque volte il livello di fine 2024, quando si attestavano a circa 9 miliardi. I principali motori di questa accelerazione sono Claude Code, lo strumento rivolto agli sviluppatori, e Cowork, pensato per utenti meno tecnici. L'azienda starebbe anche valutando una IPO già a partire dall'ottobre di quest'anno — altra ragione che spinge gli investitori a voler entrare prima della quotazione.
Non mancano però le ombre: nelle ultime settimane Anthropic ha dovuto fare i conti con problemi di capacità computazionale che hanno causato disservizi per alcuni clienti, segnale che la crescita della domanda sta superando l'infrastruttura disponibile.

Dall'altra parte del Pacifico, il laboratorio cinese Deepseek si prepara a scrivere un altro capitolo della storia del finanziamento AI. Starebbe pianificando un round da fino a 50 miliardi di yuan — circa 7,35 miliardi di dollari — che sarebbe il più grande mai realizzato da un'azienda AI cinese. Il fondatore Liang Wenfeng si sarebbe impegnato a contribuire personalmente fino al 40% dell'ammontare totale, un segnale di forte commitment. A operazione conclusa, la valutazione di Deepseek potrebbe superare i 51,5 miliardi di dollari.
Il round arriva in un momento in cui l'azienda deve rispondere a sfide concrete: gli investitori avevano sollevato preoccupazioni sulla mancanza di ricavi strutturati e sull'uscita di alcuni ricercatori chiave, attratti da Xiaomi e ByteDance. Per rafforzare la propria posizione commerciale, Deepseek ha annunciato il lancio di DeepSeek V4.1 per giugno, con un pacchetto di funzionalità enterprise, supporto migliorato per MCP e capacità di elaborazione di immagini e audio.
Se Anthropic e Deepseek stupiscono per le cifre assolute, il caso Core Automation stupisce per la velocità. La startup, fondata appena sei settimane fa da Jerry Tworek — ex ricercatore di OpenAI — punterebbe già a una valutazione di circa 4 miliardi di dollari. Solo poche settimane prima aveva raccolto 100 milioni a una valutazione di 1 miliardo, con Nvidia tra i sostenitori. La società sta sviluppando modelli di AI capaci di continuare ad apprendere dopo la fase di addestramento, una frontiera tecnica su cui si concentra molta attenzione della ricerca.
In questo contesto di euforia, arriva però un segnale di cautela che vale la pena non sottovalutare. SoftBank ha ridimensionato un prestito garantito dalla sua partecipazione in OpenAI: l'ammontare è sceso da 10 miliardi a 6 miliardi di dollari. Secondo Bloomberg, alcuni istituti di credito si sono tirati indietro perché non si sentono in grado di attribuire un valore affidabile a una società privata come OpenAI.
Il meccanismo è quello di un margin loan: SoftBank userebbe la propria quota in OpenAI come garanzia per ottenere liquidità. La durata prevista è di due anni, con opzione di proroga di un terzo. Il gruppo giapponese aveva già investito in OpenAI nel settembre 2024 e a marzo 2026 aveva contratto un bridge loan da 40 miliardi per sostenere ulteriori investimenti nell'azienda, con cui collabora anche nel progetto infrastrutturale Stargate. Un'eventuale IPO di OpenAI, attesa secondo le indiscrezioni per fine anno, potrebbe risolvere il problema alla radice, rendendo il titolo negoziabile e quindi più facile da valorizzare come collaterale.
Il quadro che emerge è quello di un settore che brucia capitali — e li attrae — a un ritmo senza precedenti. Le valutazioni dei protagonisti sono cresciute così in fretta da mettere in difficoltà persino i meccanismi finanziari tradizionali, come dimostra il caso SoftBank. Ma finché i ricavi crescono al ritmo di Anthropic e l'interesse strategico resta altissimo, la corsa ai miliardi nell'AI sembra destinata a continuare.