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Meta ha rilasciato ieri Muse Image, il primo modello di generazione immagini targato Meta Superintelligence Labs, e lo ha integrato direttamente in Instagram, WhatsApp e nell’app Meta AI. La novità tecnica è rilevante, ma il vero punto di frizione è un altro: chiunque può prendere le foto del tuo profilo pubblico e usarle per generare immagini sintetiche con l’AI, semplicemente menzionando il tuo username in un prompt. La scelta di Meta è netta: tutti i profili pubblici sono automaticamente dentro, salvo disattivazione manuale.
Muse Image introduce una funzionalità che permette di @menzionare un account Instagram pubblico direttamente nel prompt di generazione. Il modello usa le foto di quel profilo per costruire un’immagine sintetica che incorpora la somiglianza della persona taggata. Alexandr Wang, a capo dei Superintelligence Labs, ha descritto su Threads il modello come “agentico”: Muse Image collabora con il modello linguistico Muse Spark per “ragionare sul prompt, cercare sul web e pianificare prima di generare”.
Meta presenta lo strumento come un modo per personalizzare inviti, creare bozzetti creativi o generare grafiche da condividere. Nella pratica, chiunque può prendere l’immagine pubblica di un altro utente e inserirla in contesti generati dall’AI, senza che l’interessato riceva alcuna notifica. La pagina di supporto di Instagram lo dice esplicitamente: “Non riceverai notifiche sui contenuti creati usando le funzionalità AI di Meta”.
Per bloccare la funzionalità senza rendere privato il profilo, bisogna entrare nelle impostazioni di Instagram: profilo > tre linee in alto a destra > “Condivisione e riutilizzo”. Qui dovrebbe comparire una sezione intitolata “Consenti alle persone di usare i tuoi contenuti su Instagram e con le funzionalità AI di Meta”, con due interruttori separati per post e reel.
WIRED segnala però che al momento del test, nel pomeriggio di ieri, l’opzione non era ancora visibile su diversi account. Un dettaglio che conta, perché il meccanismo è attivo in modalità opt-out fin dal lancio.

Due limiti precisi, confermati dalla documentazione ufficiale:
L’integrazione con Instagram è il punto caldo, ma Muse Image ha altre applicazioni. Il modello permette di:
Meta ha anche anticipato che Muse Video, un generatore video basato sulla stessa architettura, è già in sviluppo. Wang lo descrive come “competitivo su aderenza al prompt, fedeltà visiva e coerenza temporale”.
La frizione attuale non nasce dal nulla. Meta ha un archivio di scelte che rendono la modalità opt-out di Muse Image difficile da liquidare come semplice impostazione predefinita. Nel 2019 l’azienda ha pagato una multa da 5 miliardi di dollari alla FTC dopo che Cambridge Analytica aveva raccolto dati di decine di milioni di utenti Facebook senza consenso per costruire profili di voto prima delle elezioni USA del 2016. Facebook sapeva dell’uso improprio da anni prima che diventasse pubblico.
Nel 2021 Meta ha chiuso il sistema di riconoscimento facciale di Facebook, che identificava automaticamente le persone in foto e video, tra cause legali e pressioni regolatorie sulla raccolta di dati biometrici. Muse Image ripropone lo stesso schema strutturale: uso estensivo dei dati personali come impostazione predefinita, con la responsabilità di disattivare scaricata sull’utente.
È un pattern che le fonti consultate descrivono con la stessa espressione: “privacy landmine waiting to detonate” — una mina sulla privacy pronta a esplodere.