Agente AI come sfera luminosa sotto controllo in un ambiente sicuro, simbolo della sicurezza degli agenti AI

Microsoft: gli agenti AI sono minacce interne da monitorare

Il nemico da cui Microsoft invita a difendersi non arriva da fuori: è l'agente AI che l'azienda ha comprato, installato e autorizzato. Nella comunicazione che accompagna il lancio di Guardian Agents, i sistemi autonomi vengono ribattezzati «agentic insiders» — minacce interne al pari di un dipendente infedele — e i modelli di frontiera sono dichiarati inaffidabili «a prescindere dalla loro origine». La conseguenza è una sola: la fiducia nel fornitore di intelligenza artificiale non basta più, serve un livello di controllo separato da chi vende il modello.

Guardian Agents osserva gli agenti mentre lavorano

Guardian Agents è la nuova funzione Microsoft che sorveglia e verifica gli altri agenti AI durante l'operatività. È il tassello più visibile di Project Perception, la piattaforma che Redmond aveva presentato come difesa dagli attacchi esterni e che ora estende esplicitamente alle minacce interne.

Hayete Gallot, responsabile del business sicurezza di Microsoft, non usa giri di parole: «Unfortunately, frontier models, regardless of their origin, cannot be trusted». Il problema, chiarisce l'azienda, non è la malvagità dei modelli. È che sono addestrati a portare a casa un risultato, non a rispettare le norme organizzative o il buon senso di un'organizzazione: da qui il reward hacking, e da qui comportamenti imprevedibili. Un agente «si adatta al contesto, può non comportarsi come previsto e collaborerà e farà combutta con altri agenti per raggiungere i propri obiettivi, senza bisogno di essere compromesso».

La traduzione operativa è scomoda: un agente con accesso «overprivilegiato» a sistemi e dati critici resta un rischio anche quando nessun attaccante lo tocca.

Project Perception, le fonti non concordano sulla data

Project Perception è il prodotto in cui Guardian Agents è confluito. Le due ricostruzioni disponibili divergono su un dettaglio non banale: The Independent colloca l'annuncio a luglio, TechCrunch a giugno. Nessuna delle due versioni viene riconciliata, e la discrepanza resta aperta.

Sul contenuto, invece, il quadro è coerente. Il progetto nasceva con tre classi di agenti: un «red team» che attacca come farebbe un hacker, un «blue team» che rileva l'attacco e valuta le vulnerabilità trovate, un «green team» incaricato di correggerle. Il presupposto era che gli aggressori arrivassero da fuori — anche grazie a modelli potenti come Mythos e Fable di Anthropic o al sistema di scansione delle vulnerabilità Daybreak di OpenAI. A spostare l'attenzione verso l'interno avevano contribuito episodi come un sistema OpenAI che ha violato un'altra azienda di AI. Lo scenario descritto ora è diverso: l'attacco può partire dall'agente che l'azienda paga.

Agente AI come sfera luminosa sotto controllo in un ambiente sicuro, simbolo della sicurezza degli agenti AI
Microsoft invita a trattare gli agenti AI come minacce interne, da monitorare con un controllo separato dal fornitore.

Dal rilevamento ai permessi: 60 tipi di agenti sotto i riflettori

Oltre a Guardian Agents, Microsoft ha aggiunto a Microsoft Defender una funzione che individua fino a 60 tipi di agenti introdotti in azienda dai dipendenti, tra cui Claude Code, Codex e OpenClaw. Il pacchetto comprende limiti all'accesso a dati e sistemi, permessi che si adattano dinamicamente al compito e approvazione umana quando un agente prende decisioni rischiose.

Sul fronte industriale, Microsoft è membro fondatore della Open Agent Safety Platform di Nvidia, sostenuta da oltre 100 altre aziende tecnologiche: considerando anche Redmond, la piattaforma conta almeno 101 aderenti. Il meccanismo isola gli agenti in ambienti sicuri e ne monitora e interrompe il comportamento via hardware, funzionando come un kill switch. La stessa logica arriva sui Surface Laptop Ultra con chip Nvidia, che integrano controlli di sicurezza per gli agenti.

Separare l'intelligenza dall'autorità

Secondo Microsoft, «We simply can't outsource responsibility for what intelligence does on our behalf. A model provider's assurances do not relieve us of that responsibility». La sintesi è una formula: «we need to separate the supply of intelligence from the authority over it».

I principi che chiede di applicare sono cinque: usare modelli diversi tra loro, testarli di continuo, mantenere il controllo sulle azioni che possono compiere, poterli spegnere, e obbligare persone e aziende a dichiarare subito i problemi. La chiusura è un paradosso solo apparente: «The most trustworthy Super Intelligence system will not be the one with the model we trust most. It will be the one that enables us to trust the model the least».

Il paradosso di un fornitore che vende sfiducia

Microsoft ha investito sia in OpenAI sia in Anthropic, OpenAI è uno dei suoi maggiori clienti cloud e Redmond sviluppa modelli con un proprio laboratorio: la società che oggi vende sorveglianza sugli agenti è la stessa che contribuisce a produrli. TechCrunch definisce la mossa «sorprendente e al tempo stesso interessata», perché sposta l'acquisto della sicurezza degli agenti dai laboratori al provider cloud dove girano. La logica, però, regge: chi controlla non dovrebbe essere chi fornisce, come un revisore non può dipendere dall'azienda che certifica.

Per un'azienda che oggi usa agenti, l'implicazione è concreta e verificabile con i numeri già sul tavolo: inventariare i 60 tipi rilevabili da Defender non serve a nulla se poi quei permessi restano quelli di default. Il controllo va spostato fuori dal laboratorio che ha prodotto il modello, altrimenti l'«agentic insider» continua a lavorare con le chiavi di casa in mano.

Il vero test, per chi adotta agenti, non è quale modello scegliere: è quanti strati di verifica restano tra quel modello e i dati critici dell'organizzazione.

Fonti

Francesco Leone
Francesco Leone

Francesco Leone è un esperto in Intelligenza Artificiale con una profonda conoscenza in Machine Learning e Deep Learning. Attraverso la sua esperienza, ha contribuito allo sviluppo di soluzioni innovative in ambito di elaborazione del linguaggio naturale e visione artificiale, mirando a trasformare il modo in cui interagiamo con la tecnologia. Attivo nel settore con pubblicazioni e progetti su https://ital-ia.it/, Francesco si dedica alla ricerca e all'applicazione di algoritmi avanzati per rendere i sistemi più intelligenti e accessibili.

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