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OpenAI ha presentato una mozione per archiviare la causa per segreti commerciali che Apple ha intentato a luglio 2026. Nel documento depositato ieri presso un tribunale federale, la società che sviluppa ChatGPT definisce le accuse “prive di merito” e “marce fino al midollo”, sostenendo che Cupertino stia usando il contenzioso per frenare l’emorragia di ingegneri e ricercatori attratti dal lavoro sull’intelligenza artificiale.
La memoria difensiva di OpenAI smonta punto per punto l’impianto accusatorio di Apple. Secondo la startup, Apple avrebbe costruito il caso su comunicazioni selettive o estrapolate dal contesto, e non avrebbe dimostrato di aver adottato misure ragionevoli per mantenere la segretezza delle informazioni che ora definisce “segreti commerciali”.
Un esempio concreto riguarda Chang Liu, ex dipendente Apple ora in OpenAI, accusato di aver scaricato file riservati dopo aver lasciato l’azienda. OpenAI replica che Liu stava semplicemente assistendo ex colleghi che gli avevano chiesto aiuto, e che le informazioni contestate sono in realtà dati di sviluppo prodotto del tutto generici.
La parte più dura della mozione è quella in cui OpenAI accusa Apple di usare “una causa infondata e pretestuosa per compensare le proprie difficoltà nel mercato dei talenti e nel trattenere i dipendenti, nonché i fallimenti nell’integrare l’AI nei propri prodotti”. L’azienda di Cupertino, scrive OpenAI, non può impedire ai migliori ingegneri di scegliere dove lavorare.

La guerra legale non si combatte solo sulle carte del procedimento principale. Lunedì 3 agosto 2026 Apple ha chiesto al giudice un’ingiunzione preliminare per vietare immediatamente a OpenAI e agli ex dipendenti citati nella causa di accedere, acquisire, usare o divulgare qualsiasi informazione ritenuta confidenziale, in attesa che il processo faccia il suo corso.
La mossa è il segnale che Apple considera la vicenda tutt’altro che marginale. Parallelamente, la società ha pubblicato martedì 4 agosto un post sul proprio blog intitolato “Apple sta sbagliando tutto”, in cui definiva la causa “superficiale, aggressiva e stranamente personale”.
La disputa tra Apple e OpenAI non è un fulmine a ciel sereno. È l’ultimo capitolo di un braccio di ferro sempre più aspro attorno ai ricercatori di intelligenza artificiale. Solo poche settimane fa abbiamo raccontato di come figure chiave di Google DeepMind – tra cui Jeff Dean e Sanjay Ghemawat – abbiano lasciato l’azienda per fondare una startup dedicata alla scoperta scientifica automatizzata.
Il segmento dell’AI generativa sta producendo una mobilità di talenti senza precedenti, e le big tech reagiscono con strumenti legali quando non riescono a trattenere i propri ingegneri con stipendi e progetti. La strategia di OpenAI in aula è chiara: spostare il dibattito dal presunto furto di segreti alla libertà dei lavoratori di scegliere il proprio futuro professionale.
L’udienza sulla richiesta di archiviazione è fissata per il 1° ottobre 2026. Se il giudice dovesse accogliere la mozione di OpenAI, per Apple sarebbe difficile proseguire. In caso contrario, la causa entrerebbe nel vivo proprio mentre entrambe le aziende accelerano sull’AI generativa. Con una posta in gioco che va ben oltre i documenti riservati: il controllo sulle menti che stanno plasmando la prossima generazione di prodotti.