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OpenAI non vuole più un'intelligenza artificiale che automatizza tutto. Il manifesto firmato l'8 giugno 2026 da Sam Altman e Jakub Pachocki — CEO e chief researcher della società — chiude i conti con l'obiettivo dell'ottobre 2025 di avere entro marzo 2028 un sistema capace di fare ricerca scientifica in piena autonomia. Al suo posto, un modello collaborativo "tandem" tra umani e macchine, e la richiesta di un organismo internazionale con il potere di rallentare lo sviluppo AI di frontiera. Il documento arriva lo stesso giorno in cui OpenAI deposita, in via riservata, la documentazione per una potenziale IPO.
Come avevamo riportato, OpenAI aveva fissato marzo 2028 come scadenza per un sistema AI in grado di condurre ricerca in totale autonomia. Il nuovo testo corregge quella posizione in modo esplicito: "La nostra convinzione interna è che entro marzo 2028 potremmo avere una frazione significativa della nostra ricerca condotta da sistemi AI in tandem con i nostri ricercatori."
La motivazione è formulata senza ambiguità: "Automatizzare completamente tutto non è il futuro che vogliamo. Sarebbe privo di senso, e sarebbe pericoloso. […] Un ruolo chiave a lungo termine per le persone sarà decidere cosa vale la pena fare."
Altman e Pachocki argomentano che più i sistemi AI diventano capaci, più il ruolo umano acquista peso strategico: fissare direzioni, valutare compromessi, esercitare giudizio. Il manifesto chiarisce anche la logica di prodotto: "la capacità di frontiera è solo una parte del lavoro" — il compito più difficile è trasformarla in strumenti usabili. La stessa logica guida DeployCo, una nuova sussidiaria di OpenAI che invia ingegneri direttamente nelle aziende per integrare l'AI nei flussi di lavoro operativi.
Altman e Pachocki propongono la costituzione di un'organizzazione internazionale per coordinare i principali sviluppatori AI e ridurre i rischi catastrofici. Il mandato sarebbe consentire "azioni coordinate, incluso il rallentamento dello sviluppo di frontiera quando necessario", affinché la resilienza sociale, la sicurezza e l'allineamento dei sistemi possano tenere il passo con il progresso tecnico.

La proposta si allinea a quella di Anthropic, che pochi giorni prima aveva anch'essa invocato la possibilità di sospendere lo sviluppo AI — convergenza significativa tra due rivali diretti. OpenAI stessa riconosce nel manifesto che "l'AI che fa ricerca AI diventerà il fattore determinante del ritmo del progresso nei prossimi anni": la governance proposta non punta a fermare questo meccanismo, ma a tenerlo entro margini governabili.
La coerenza interna del documento mostra qualche crepa. Nello stesso testo che invoca freni internazionali, OpenAI dichiara tre obiettivi centrali: costruire un "ricercatore AI automatizzato", accelerare l'economia globale, dare a ogni persona sulla Terra un AGI personale. Conciliare quest'agenda con la retorica della cautela non è semplice.
Il contesto finanziario dell'8 giugno contribuisce a spiegare il tono. OpenAI ha depositato in via riservata la documentazione S-1 per una potenziale quotazione in borsa, primo passo formale verso un'IPO. La società non ha comunicato una tempistica, descrivendo la quotazione come "un insieme complicato di compromessi". Il nodo competitivo è concreto: Anthropic ha già presentato le proprie carte alla SEC e appare meglio posizionata grazie a una struttura di costi più leggera e a una crescita dei ricavi più rapida.
Nel frattempo, Tools for Humanity — l'altra società di Altman, quella del dispositivo a forma di sfera che scansiona le iridi per verificare l'identità umana — starebbe effettuando licenziamenti, secondo un report del Business Insider ripreso da TechCrunch. Valutata 2,5 miliardi di dollari, la società fatica a generare ricavi: la Corea del Sud l'ha multata per 830.000 dollari per presunte violazioni della privacy, e in Kenya, India e Hong Kong agli utenti veniva offerto l'equivalente di 50 dollari in Worldcoin in cambio della scansione biometrica dell'iride — un modello che ha sollevato obiezioni regolatorie in più paesi.
La vera scommessa di OpenAI non è scegliere tra automazione totale e collaborazione umana: è dimostrare, prima che Anthropic la preceda sul mercato, di saper convertire capacità tecnologica in adozione su scala. Il cambio di retorica sull'automazione gestisce anche questa aspettativa — verso gli investitori, verso i regolatori, verso il pubblico.