OpenAI Dots e Meta Muse: la battaglia dei device agentici

OpenAI Dots e Meta Muse: la corsa agli agenti prima dell’hardware

OpenAI e Meta hanno scelto lo stesso ordine di marcia per portare gli agenti fuori da smartphone e computer: prima il software, poi il dispositivo. Il 29 settembre 2026 al DevDay OpenAI ha presentato Dots, accessibile solo agli abbonati al piano Pro da 100 dollari al mese; Muse di Meta è gratuito per chi scarica l'app o visita il sito. La differenza di prezzo deciderà quanti utenti arriveranno già abituati ai device fisici attesi tra la fine del 2026 e febbraio 2027.

Dots e Muse lavorano mentre l'utente dorme

Sono agenti always-on, non chatbot: scrivono per primi, reagiscono ai messaggi con un'emoji e portano avanti richieste ricorrenti senza attendere un comando. Dots è personalizzabile in sfere colorate con due occhi, Muse sfoggia un aspetto cucciolo in stile Labubu. Al lancio si può usare un solo Dot, con l'apertura a più agenti prevista in seguito.

Will Knight, giornalista di WIRED, li ha provati entrambi. Al suo Dot — ribattezzato Toolie e ritoccato per farlo somigliare a una rana rosa — ha chiesto di scorrere la cronologia di ChatGPT e individuare tre attività da avviare subito: l'agente ha proposto una mail di follow-up su una richiesta dati in sospeso e qualche ristorante in più per una vacanza poco pianificata. Muse, invece, gli ha ricordato una bolletta. Sam Altman lascia che il suo Dot gestisca le mattine: racconta che l'esperienza gli lascia il cervello meno inquinato dall'ondata di informazioni appena svegliato.

Il prezzo divide i due agenti: 1.200 dollari l'anno contro zero

Il piano Pro di OpenAI parte da 100 dollari al mese: per usare un solo Dot servono 1.200 dollari l'anno, mentre Muse non costa nulla. È la differenza più netta tra le due offerte al debutto, e spiega perché OpenAI si posizioni sull'alto di gamma mentre Meta punta sul volume.

OpenAI DotsMeta Muse
Costopiano Pro, da 100 dollari al mese (1.200 l'anno)gratuito
Aspettosfere colorate con due occhiagente cucciolo, stile Labubu
Device collegatoprogetto con Jony Ive, non prima di febbraio 2027Muse Charm, prima dello shopping natalizio 2026

Dots gira sul modello GPT-6 Astra. Altman ha definito il prodotto premium proprio per la potenza di calcolo che consuma, aggiungendo che i piani dell'azienda prevedono un'offerta di massa per miliardi di persone.

OpenAI Dots e Meta Muse: la battaglia dei device agentici
Schermo con l'interfaccia di ChatGPT in ambiente scuro. Foto di Matheus Bertelli su Pexels

L'hardware arriva dopo: febbraio 2027 per OpenAI, Natale 2026 per Meta

La mossa comune è testare l'agente prima del device. OpenAI lavora con Jony Ive e, secondo un filing pubblico, prevede di spedire l'hardware non prima di febbraio 2027. Meta punta a un apparecchio a pendente entro la stagione dello shopping natalizio di quest'anno: si chiama Muse Charm, ha uno schermo con l'agente e Zuckerberg l'ha paragonato a un portachiavi, dicendo che per chi non porta occhiali sarà il modo più rapido per parlare con Muse e mostrargli cosa accade intorno.

Alla Q&A con i giornalisti Altman ha replicato che è ragionevole assumere che Dots possa approdare un giorno su un dispositivo fisico. Thibault Sottiaux, responsabile dei prodotti core di OpenAI, ha aggiunto che ChatGPT evolverà sul posto verso un assistente personale e che i punti di contatto — email, messaggi, telefonate — finiranno per confondersi. Il precedente pesa: device come Friend e Humane AI Pin hanno suscitato soprattutto frustrazione.

Cosa rischia chi collega Gmail e Google Drive

Durante la configurazione, Dots propone di collegare Gmail e Google Drive: più automazione, ma anche più accesso ai dati. Gli inciampi non mancano — al DevDay una demo vocale di Dots è andata storta, mentre Muse è finito al centro di comportamenti problematici su Facebook Marketplace. Un anno fa gli agenti fallivano spesso nell'interagire con il computer; oggi il margine di errore appare più contenuto, ma la fiducia resta un trade-off.

La partita si gioca sull'abitudine, non sul modello

I conti, letti insieme, raccontano una strategia asimmetrica. Un singolo abbonato Pro porta in cassa 1.200 dollari l'anno; un utente di Muse, che non paga nulla, ne porta zero. OpenAI può quindi reggere con un bacino ridotto, ma solo se il prodotto giustifica il prezzo legato al consumo di calcolo. Meta gioca l'opposto: distribuzione massima e nessuna barriera d'ingresso, per abituare il maggior numero possibile di persone a un agente che poi vivrà dentro un pendente. Per chi legge, la conseguenza è concreta: la prova gratuita è disponibile oggi, quella a pagamento costa 100 dollari al mese, e in entrambi i casi la configurazione chiede accesso a posta e file.

Se la strategia funziona, il device non dovrà convincere nessuno: troverà persone che hanno già un agente in chat e un'abitudine consolidata.

Fonti

Francesco Leone
Francesco Leone

Francesco Leone è un esperto in Intelligenza Artificiale con una profonda conoscenza in Machine Learning e Deep Learning. Attraverso la sua esperienza, ha contribuito allo sviluppo di soluzioni innovative in ambito di elaborazione del linguaggio naturale e visione artificiale, mirando a trasformare il modo in cui interagiamo con la tecnologia. Attivo nel settore con pubblicazioni e progetti su https://ital-ia.it/, Francesco si dedica alla ricerca e all'applicazione di algoritmi avanzati per rendere i sistemi più intelligenti e accessibili.

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