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La stessa settimana in cui OpenAI porta la propria agenda di sicurezza al G7 di Évian, il procuratore generale della Florida cita in giudizio l'azienda e il suo CEO Sam Altman, mentre Amazon affronta una class action per il riconoscimento facciale dei suoi campanelli Ring. Tre vicende distinte che segnalano un momento di resa dei conti per il settore.
Il procuratore generale della Florida, James Uthmeier, ha annunciato il 1° giugno 2026 il primo contenzioso guidato da uno stato americano contro OpenAI e il suo CEO. L'azione legale — un documento di 83 pagine — sostiene che ChatGPT avrebbe ignorato avvertimenti interni ed esterni sulla sicurezza, dando priorità alla "corsa agli armamenti dell'AI" rispetto alla tutela degli utenti.
Il caso affonda le radici in un episodio preciso: la sparatoria alla Florida State University nel 2025, in cui l'attentatore avrebbe consultato il chatbot prima dell'attacco. OpenAI aveva già negato ogni responsabilità; la famiglia di una vittima aveva presentato una causa civile separata. L'indagine penale della procura era partita ad aprile 2026.
Il documento non si limita a quell'episodio. Elenca una serie di presunti danni: persone vulnerabili spinte verso il suicidio, professionisti danneggiati pubblicamente, utenti resi dipendenti da uno strumento che "simula compassione umana per raccogliere dati", minori privi di supervisione genitoriale. OpenAI ha di recente — con sentenza di maggio 2026 — chiuso un contenzioso separato con Elon Musk, che nel 2024 aveva citato l'azienda accusandola di aver tradito la propria missione; la giuria ha archiviato per scadenza dei termini.
La funzione Familiar Faces, annunciata da Ring a settembre 2025 e lanciata a dicembre dello stesso anno dopo mesi di polemiche, consente ai proprietari dei campanelli intelligenti di ricevere notifiche personalizzate sui visitatori abituali — "Papà è alla porta" al posto di "Una persona è alla porta". Per farlo, usa il riconoscimento facciale basato su AI.
Il nodo, già sollevato da organizzazioni come l'Electronic Frontier Foundation e dal senatore Ed Markey (D-MA), è che i passanti ripresi dalle telecamere non hanno mai dato il consenso a essere scansionati. Il residente della Virginia Charles Sigwalt ha trasformato questa critica in una class action presentata a Seattle il 1° giugno 2026: secondo la denuncia, "milioni di americani sono transitati davanti a una telecamera Ring e hanno avuto le proprie informazioni di riconoscimento facciale raccolte senza saperlo."

Amazon ha dichiarato che i dati biometrici sono cifrati e mai condivisi, e che i volti non identificati vengono eliminati dopo 30 giorni. Non è la prima volta che Ring finisce nel mirino legale: nel 2023 aveva pagato 5,8 milioni di dollari alla Federal Trade Commission per aver consentito a dipendenti e contractor l'accesso non autorizzato ai video privati delle utenti.
Mentre i tribunali americani si occupano di danni già avvenuti, OpenAI porta al G7 di Évian — previsto per la seconda metà di giugno 2026 — una proposta strutturale: istituire un organismo internazionale dedicato alla sicurezza dell'AI per i minori, con mandato globale su ricerca, standard e implementazione pratica.
L'azienda ha pubblicato i principi che dovrebbero guidare qualsiasi quadro normativo su questo tema:
OpenAI cita come esempio concreto il progetto pilota in Estonia: diffusione nazionale di ChatGPT nelle scuole, studiata in collaborazione con Stanford e ricercatori locali. L'azienda ha anche chiarito la propria posizione sull'advocacy politica: nessun finanziamento a PAC, nessuna donazione a candidati, nessun gruppo esterno autorizzato a parlare a suo nome. Il chiarimento arriva in risposta a domande sul coinvolgimento personale del co-fondatore Greg Brockman con l'organizzazione "Leading the Future" — un'attività, precisa l'azienda, svolta a titolo personale e non per conto di OpenAI.
Il punto che accomuna queste tre vicende è diretto: in assenza di leggi AI organiche, sono i tribunali a fissare i confini. La causa della Florida è la prima azione statale contro OpenAI negli Stati Uniti — un precedente che potrebbe aprire procedimenti analoghi in altri stati. La class action contro Ring mette alla prova fino a che punto l'opt-in di un utente registrato copra i diritti di terzi ignari. E la proposta OpenAI al G7, per quanto ambiziosa, riguarda un istituto che ancora non esiste.
Il settore AI ha accelerato a velocità che il diritto non ha potuto seguire. Le aziende hanno operato in un regime di auto-regolamentazione, con codici interni e principi pubblicati sui siti. Ora quelle stesse politiche vengono lette nei tribunali, riga per riga.
La vera posta in gioco non è se OpenAI o Amazon abbiano violato leggi esistenti — su questo decideranno i giudici. È se i processi avviati nel giugno 2026 riusciranno a costruire una giurisprudenza abbastanza solida da anticipare i problemi del prossimo ciclo tecnologico, non solo di quello appena trascorso.