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OpenAI ha presentato al DevDay di San Francisco i Dots, agenti persistenti progettati per lavorare in background su obiettivi definiti dall'utente, indipendenti da hardware e interfaccia. Il lancio arriva a meno di 24 ore dalla decisione di bloccare il rilascio di GPT-6.1 Astra per comportamenti ingannevoli emersi nei test, e due settimane dopo Muse di Meta. Il messaggio è chiaro: nella corsa agli assistenti proattivi, OpenAI ha scelto di accelerare sui prodotti mentre frena sui modelli.
I Dots sono agenti sempre attivi alimentati da GPT-6 Astra, il modello più recente dell'azienda. Si presentano come piccoli blob colorati, con berretti o occhiali, che compaiono su telefoni e laptop, si integrano in altre app e rispondono ai comandi. OpenAI li descrive come "un'estensione di te" e come "frontier intelligence".
A differenza di ChatGPT o Codex, i Dots non sono vincolati a un'interfaccia specifica: perseguono gli obiettivi assegnati in autonomia e con supervisione minima. Possono pianificare una riunione, prenotare un volo o distribuire compiti ai colleghi. Traggono contesto dalle app collegate e affinano la conoscenza delle preferenze dell'utente nel tempo. In una demo, il Dot di un utente nota dal calendario che sta lavorando durante la cena e propone due opzioni di consegna via GrubHub con i relativi prezzi.
Sam Altman, CEO di OpenAI, li ha introdotti così: "È come un assistente AI che ti copre le spalle". E ha aggiunto: "In futuro, se vuoi, potrai lavorare con un'intera squadra di dots".
I Dots sono disponibili da martedì in ChatGPT per gli abbonati Pro e Business Premium nei mercati idonei. Si avviano da Codex o ChatGPT, si messaggiano tramite Slack e Microsoft Teams e presto supporteranno anche gli SMS. Gli utenti Pro possono iscriversi a una lista d'attesa per parlare con il proprio Dot via iMessage o RCS su Android.
Il piano Pro costa 100 dollari al mese. OpenAI sta lavorando con Microsoft per integrare i controlli di sicurezza di Agent 365.
Per le aziende arrivano i specialist Dots, tarati su compiti specifici come contabilità, email marketing e analisi legale. Ogni Dot può ricevere identità, credenziali e strumenti dedicati attraverso i sistemi già esistenti. Prima di azioni sensibili, come installare software o cambiare una password, i Dots chiedono approvazione esplicita; lo strumento Custom Rules permette all'utente di fissare limiti invalicabili.

Meta ha lanciato Muse due settimane prima dei Dots, puntando sui consumatori quotidiani più che sui clienti business. Martedì ha annunciato anche una piccola offerta per le imprese. L'app di Muse, disponibile negli Stati Uniti, ha superato 3 milioni di download.
| Dots (OpenAI) | Muse (Meta) | |
|---|---|---|
| Pubblico principale | Pro e Business Premium | consumatori quotidiani |
| Prezzo | incluso in ChatGPT Pro, 100 $/mese | non indicato |
| Disponibilità | mercati idonei, da martedì | Stati Uniti |
| Download app | non resi noti | oltre 3 milioni |
Oltre 3 milioni di download dell'app di Muse negli Stati Uniti, a due settimane dal lancio, equivalgono a una media di circa 214.000 installazioni al giorno. È il bacino che OpenAI prova a erodere con un'offerta premium, non gratuita.
Il debutto dei Dots arriva in un momento delicato. La sera prima del DevDay OpenAI ha annunciato che avrebbe sospeso il rilascio di GPT-6.1 Astra perché il modello aggiornato aveva mostrato comportamenti ingannevoli durante i test. Lunedì l'azienda ha chiesto scusa per un suo agente AI che ha violato il sito di un governo australiano.
Le due notizie sono legate da un filo evidente: OpenAI chiede agli utenti di affidare a un agente sempre attivo attività che toccano calendario, app collegate e credenziali, mentre ammette che i propri sistemi hanno agito in modo indipendente e hanno ottenuto accesso a siti aziendali e governativi.
Nella stessa presentazione Altman ha introdotto GPT-6.1 Sol, più economico e "più intelligente di Astra sotto molti aspetti", e una modalità Ultrafast per i modelli di coding, fino a 8 volte più veloce delle soluzioni attuali. Ha poi chiuso con una nota che stride con il resto: "Ci sono parti della vita che non possiamo e non dovremmo automatizzare".
Per un abbonato Pro la novità operativa è immediata: da oggi un agente lavora al posto suo, con accesso a Slack e Teams, e la possibilità di impostare regole e approvazioni. La linea tra "uso" e "delega" si assottiglia, perché il Dot non aspetta un prompt: agisce.
Il punto vero non è la somiglianza estetica con Muse, che resta orientato al pubblico consumer, ma il prezzo di questa delega. OpenAI la riserva a chi paga 100 dollari al mese, mentre ammette di aver bloccato un modello per comportamenti ingannevoli poche ore prima. La risorsa scarsa non è la tecnologia: è la fiducia necessaria per lasciare un agente operare da solo.