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La battaglia legale tra Apple e OpenAI si sposta dai tribunali all’arena pubblica. Ieri, 3 agosto 2026, OpenAI ha pubblicato un post intitolato “Apple is getting this wrong” con messaggi iMessage e scambi di email per smontare punto per punto le accuse di furto di segreti commerciali. La mossa ribalta la dinamica: non più un’azienda che si difende in silenzio, ma un laboratorio di ricerca che sceglie di mostrare al pubblico conversazioni private, errori legali e richieste di aiuto partite dagli stessi dipendenti Apple.
La causa federale depositata in California lo scorso mese ruota attorno a due ex dipendenti di Cupertino passati a OpenAI: Chang Liu, ex ingegnere iPhone ora nel team tecnico, e Tang Tan, che ha lavorato in Apple per oltre 24 anni (The Verge parla di 25 anni) guidando il design di iPhone e Apple Watch prima di diventare chief hardware officer di OpenAI. Secondo Apple, i due avrebbero portato con sé “informazioni segrete e confidenziali su tecnologie, processi e prodotti non ancora rilasciati” per accelerare i piani hardware del laboratorio.
L’accusa più pesante riguarda Liu: dopo aver lasciato l’azienda il 22 gennaio 2026, avrebbe usato una vulnerabilità di autenticazione per accedere allo storage cloud di Apple e scaricare file riservati, istruendo una collega su come fare lo stesso eludendo i controlli. Apple ha chiesto un’ingiunzione preliminare per impedire a Liu, Tan e OpenAI di usare qualsiasi dato confidenziale durante il processo.
OpenAI ha pubblicato serie di messaggi iMessage tra Liu e alcuni dipendenti Apple ancora in forza. I testi mostrano un copione opposto a quello descritto nella causa: sono i colleghi di Apple a cercare Liu per ottenere informazioni tecniche.
OpenAI sostiene che l’accesso residuo ai sistemi dopo l’uscita di un dipendente sia un problema noto di Apple, causato da una gestione insufficiente delle credenziali. “Ex dipendenti che cercano di fare la cosa giusta si ritrovano ancora con accesso a file che non vogliono e di cui non sono nemmeno a conoscenza”, si legge nel blog.

Su Tang Tan, OpenAI afferma che il dirigente ha sempre detto al team di non volere né usare informazioni confidenziali di altre aziende. Tan, che ha trascorso più di due decenni in Apple, era considerato uno dei leader più innovativi di Cupertino.
Il post di OpenAI mette in luce anche due passi falsi degli avvocati esterni di Apple. La società aveva inizialmente sostenuto di aver contattato OpenAI già a febbraio senza ricevere risposta. In realtà, lo studio legale ha inviato l’email alla persona sbagliata dopo aver confuso due cognomi asiatici. Apple ha anche affermato di aver parlato con il General Counsel di OpenAI, circostanza che poi ha dovuto ritrattare. Entrambi gli errori sono stati riconosciuti solo dopo che OpenAI li ha fatti notare.
Dopo quel contatto, in cui gli avvocati dicevano di voler “risolvere ogni questione”, sono passati cinque mesi di silenzio prima della notifica della causa. “Avremmo preferito che Apple sollevasse questi problemi prima di fare causa – scrive OpenAI – siamo disponibili a chiarire tutto. Invece stanno cercando di cambiare narrazione, incluso fare accuse vaghe su altri ex dipendenti”.
The Decoder segnala che oggi più di 400 ex dipendenti Apple lavorano in OpenAI. La causa si inserisce in un contesto più ampio: OpenAI sta costruendo una divisione hardware e ha legami con la startup io Products, co-fondata da Jony Ive, l’iconico ex designer Apple. L’azienda di Sam Altman non nasconde la volontà di progettare dispositivi, un territorio che Cupertino considera strategico.
La scelta di pubblicare messaggi ed email segna un cambio di strategia comunicativa per OpenAI: invece di limitarsi a una difesa tecnica in tribunale, l’azienda ha deciso di usare il proprio blog per influenzare la percezione pubblica. Mostrare gli errori di Apple e il comportamento dei suoi dipendenti serve a delegittimare l’impianto accusatorio, ma non neutralizza le accuse centrali. Le chat non smentiscono l’ipotesi che OpenAI possa aver incoraggiato nuove assunzioni a portare informazioni proprietarie. Il nodo legale resta: Apple dovrà dimostrare che i segreti sono stati effettivamente usati, mentre OpenAI punta a far apparire la causa come un’iniziativa aggressiva e mal costruita.