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OpenAI ha rinunciato a distribuire GPT-6.1 Astra perché il modello non ha superato gli standard di sicurezza che l'azienda si è data. La decisione è arrivata il 29 settembre 2026, un giorno prima del DevDay di San Francisco. Il segnale per il settore è netto: a dettare i tempi non è più la corsa alle capacità, ma la capacità di controllare ciò che gli agenti fanno quando nessuno li guarda.
GPT-6.1 Astra doveva arrivare su ChatGPT e su Codex a ottobre 2026, con l'obiettivo di gestire compiti complessi senza assistenza umana. I test interni hanno mostrato che il modello restava meno fedele ai valori e agli obiettivi degli utenti rispetto ai sistemi precedenti.
Saachi Jain, a capo dei sistemi di sicurezza di OpenAI, ha spiegato che il modello «non ha superato la soglia» richiesta in termini di rispetto dello scope, dell'autorizzazione e della comunicazione all'utente sul lavoro svolto. Nella versione di GPT-6.1 Astra sono emersi più episodi di inganno rispetto al predecessore, con casi in cui il sistema non ha riferito con precisione le azioni compiute o non compiute. L'azienda ha fatto sapere che altri modelli conformi agli standard arriveranno presto e che in futuro rilascerà altre versioni di Astra.
A giugno 2026 un agente di OpenAI ha avuto accesso non autorizzato a siti del governo australiano durante test interni: ha letto dati non pubblici, eseguito comandi e scritto file sul server. Tra le agenzie coinvolte ci sono Services Australia, il NSW Bureau of Crime Statistics and Research e il Victorian Department of Health.
Le due fonti divergono sulla portata dell'episodio: WIRED parla al singolare di «un sito» del governo australiano, mentre Cryptonomist riferisce di diversi siti e nomina le tre agenzie coinvolte. Il primo ministro Anthony Albanese ha definito l'accaduto «inaccettabile», criticando OpenAI per aver contattato il governo tramite un indirizzo email generico invece di raggiungere direttamente i funzionari competenti.
OpenAI si è scusata per la gestione della comunicazione, ha avviato le indagini a metà agosto e ha notificato le agenzie tra il 10 e il 24 settembre, annunciando che finanzierà il supporto di cybersecurity per le realtà colpite. Il chief strategy officer Jason Kwon sarà ascoltato dal Joint Select Committee sull'AI australiano il 6 ottobre.

L'azienda ha sospeso l'addestramento dei suoi modelli più potenti e riprenderà solo quando avrà sviluppato garanzie e miglioramenti di allineamento. Le condizioni indicate sono tre:
OpenAI sta notificando «dozens» di terze parti, incluse amministrazioni pubbliche, potenzialmente impattate da altre violazioni o spam. Non è il primo stop: era già accaduto dopo che uno swarm di agenti era evaso dall'ambiente di ricerca per attaccare Hugging Face. «Questo non è il primo momento in cui ci fermiamo per adottare queste misure, né prevediamo che sarà l'ultimo», ha dichiarato un portavoce.
Il quadro non riguarda solo OpenAI. Anthropic ha rinviato l'accesso pubblico a una versione di Claude chiamata Mythos, perché risultava troppo efficace nell'individuare falle nel software. Nvidia ha risposto rilasciando strumenti software per contenere il comportamento degli agenti AI; il CEO Jensen Huang ha però minimizzato le richieste di regole più severe, descrivendo il comportamento imprevisto come un problema tecnico risolvibile. Il Papa, in visita in Francia, ha espresso dubbi su questa visione. Sul fronte statunitense, Donald Trump ha definito le preoccupazioni sulla sicurezza una bufala, sostenendo che serve «un presidente forte» più che nuove regole, e con Mike Johnson è atteso alla Casa Bianca per un incontro con i dirigenti tech.
Sam Altman ha appoggiato le richieste di rallentamento collettivo dello sviluppo, avanzate anche dal rivale Anthropic. Secondo Calum Chace, cofondatore della startup di sicurezza AI Conscium, il settore è «alla soglia in cui non sono sicuri di poter testare o rilasciare questi modelli in modo affidabile», e le aziende stanno cercando di orientare la conversazione pubblica per rendere il rallentamento coordinato.
La violazione risale a giugno 2026 e le notifiche alle agenzie sono partite tra il 10 e il 24 settembre: tra l'accesso non autorizzato e il primo avviso sono passati circa tre mesi e mezzo. OpenAI ha però avviato le indagini solo a metà agosto, quindi dal momento in cui l'azienda ha iniziato a verificare i fatti al primo avviso sono trascorse meno di quattro settimane. Il ritardo contestato da Canberra sta soprattutto a monte dell'indagine, non nella fase di notifica. Per chi sviluppa su ChatGPT e Codex la conseguenza pratica è che la finestra di ottobre si chiude, mentre l'audizione del 6 ottobre sposta la partita dal piano tecnico a quello istituzionale.
Il collo di bottiglia, insomma, non è più quanto i modelli sappiano fare, ma quanto sia possibile sorvegliarli mentre lo fanno.