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Quasi 200 aziende hanno aderito il 23 luglio 2026 al Ratepayer Protection Pledge, l’impegno voluto dal presidente Donald Trump per proteggere le famiglie americane dai costi energetici della corsa all’intelligenza artificiale. Il patto non è vincolante e non prevede sanzioni per chi lo viola: le bollette continuano a salire e il malcontento bipartisan rischia di pesare sulle elezioni di metà mandato di novembre. L’iniziativa arriva dopo mesi di proteste contro il consumo elettrico dei data center, mentre a giugno i prezzi dell’elettricità erano in crescita del 4% su base annua.
Il ‘Ratepayer Protection Pledge’ nasce a marzo con sette big tech — Google, Microsoft, Meta, Oracle, xAI, OpenAI e Amazon — e ora sale a circa 200 entità, tra cui utility come NextEra Energy e Duke Energy, sviluppatori di data center e cooperative elettriche. L’elenco include anche 23 governatori repubblicani, dal texano Greg Abbott al georgiano Brian Kemp. Secondo la Casa Bianca, il patto copre l’80% dell’energia distribuita a case e imprese negli Stati Uniti.
La portavoce Taylor Rogers ha dichiarato che l’impegno «assicurerà che tutti i soggetti coinvolti nella costruzione e nell’alimentazione dei data center si facciano carico dei propri costi invece di scaricarli sulle famiglie americane». Tuttavia, il meccanismo è volontario: nessuna agenzia federale può obbligare i firmatari a rispettarlo, né sono previste multe o penalità. A complicare le cose, le tariffe elettriche negli USA sono fissate dai regolatori statali e dai mercati all’ingrosso, non dal governo centrale: il pledge resta quindi privo di strumenti di applicazione reale.
Il malessere dei consumatori ha radici concrete, confermate da alcuni dati:

Donald Trump, durante l’annuncio all’EPA, ha affermato: «Abbiamo mantenuto le tariffe basse, molto basse». Una dichiarazione che stride con i rincari in bolletta e con la proiezione di spesa miliardaria della rete PJM.
Le organizzazioni ambientaliste liquidano l’iniziativa come uno specchietto per le allodole. Patrick Drupp, direttore delle politiche climatiche del Sierra Club, ha detto: «L’impegno di oggi è un impegno di carta per le famiglie che faticano a tenere le luci accese mentre le bollette salgono. Gli americani non hanno bisogno di promesse deboli, ma di sollievo immediato».
Ancora più netta Lena Moffitt, direttrice esecutiva di Evergreen Action: «Trump ha promesso più volte di tagliare i costi energetici, invece lascia che le stesse società che fanno crescere la domanda si scrivano le regole da sole, con un impegno senza denti e senza conseguenze». Per i gruppi verdi, l’evento alla sede dell’EPA è stato una «foto‑opportunità con le big tech» che non ridurrà la bolletta di nessuna famiglia.
L’operazione rivela il tentativo dell’amministrazione di contenere una protesta sempre più trasversale. Anche tra i repubblicani crescono le voci critiche: Abbott chiede da un lato lo stop ai data center rurali e dall’altro sottoscrive un impegno non vincolante che punta a rassicurare i consumatori. La distanza fra i proclami e la realtà dei costi energetici è destinata a diventare uno dei terreni di scontro della campagna per le elezioni di medio termine. Senza strumenti vincolanti, il pledge resta una dichiarazione di intenti che dovrà misurarsi con l’aumento reale delle bollette e con il voto di novembre.