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Il 2 agosto 2026 non è solo la data in cui entra in vigore l'articolo 50 dell'AI Act europeo con l'obbligo di etichettatura per i contenuti sintetici. È anche il giorno in cui Snap e LinkedIn alzano barriere concrete contro l'ondata di materiale generato automaticamente che sta invadendo le piattaforme social. Due mosse diverse, un unico obiettivo: proteggere la creatività umana dal diluvio di output a basso sforzo che i modelli generativi riversano online ogni giorno.
Snap ha deciso di escludere dalle raccomandazioni di Spotlight tutti i video creati interamente con intelligenza artificiale. La piattaforma lo comunica senza giri di parole: l'obiettivo è mantenere il focus su «authentic creativity from real people», la creatività autentica di persone reali.
I video montati con gli strumenti AI interni di Snapchat restano ammessi, ma con un obbligo nuovo: porteranno etichette di trasparenza che segnalano l'uso dell'intelligenza artificiale. Una via intermedia che riconosce l'AI come strumento di editing senza lasciarle occupare lo spazio pensato per i contenuti nativi.
Il contesto numerico aiuta a capire la portata della questione. I contributor di Spotlight sono cresciuti di più del 120%, anche se Snap non ha specificato quanto di questa impennata sia attribuibile proprio ai contenuti generati dall'AI. Un silenzio che, da solo, suggerisce quanto il fenomeno fosse diventato strutturale.

LinkedIn affronta il problema da un'angolazione diversa ma complementare. La piattaforma ha introdotto un pulsante dedicato alla segnalazione di "AI slop" — termine ormai entrato nel lessico dei social per indicare contenuti generati in massa, ripetitivi, privi di valore informativo reale — separandolo dal sistema standard di reporting per spam e bassa qualità.
La scelta di creare un canale di segnalazione specifico rivela quanto LinkedIn consideri strutturale il problema. Il meccanismo ha però un punto debole: richiede che gli utenti sappiano riconoscere correttamente cosa costituisce "AI slop", esponendo il pulsante al rischio di uso improprio o di segnalazioni a tappeto.
Le decisioni di Snap e LinkedIn arrivano mentre un flusso crescente di contenuti sintetici sta ridefinendo l'economia dell'attenzione sulle piattaforme. Uno studio di Kapwing citato dalle fonti stima che il 21% dei YouTube Shorts sia già generato dall'AI. Cifre simili, secondo le proiezioni, toccano Instagram e Facebook.
| Piattaforma | Misura adottata | Cosa cambia |
|---|---|---|
| Snap (Spotlight) | Ban dai consigliati per video interamente AI | Solo contenuti umani nelle raccomandazioni |
| Pulsante dedicato "AI slop" | Segnalazione separata dal report generico |
Non è un dettaglio che queste mosse coincidano con l'entrata in vigore dell'articolo 50 dell'AI Act europeo, che impone obblighi di trasparenza per deepfake, chatbot e testi sintetici su temi di interesse pubblico. Le piattaforme stanno anticipando il regolatore oppure rispondendo a una domanda di qualità che arriva direttamente dagli utenti. Probabilmente entrambe le cose.
Il dato di fondo è che la tolleranza verso i contenuti generati in serie si sta esaurendo. Snap e LinkedIn stanno tracciando una linea che altre piattaforme potrebbero essere costrette a seguire. La partita non è più se l'AI può creare contenuti, ma se questi contenuti meritano visibilità. La risposta, per ora, è no.