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Il rischio per Nvidia sembra essersi spostato oltre il perimetro dei chip. Nvidia respinge la ricostruzione: quelle cene, dice, sono il normale lavoro di un amministratore delegato.
Alice Huang è stata seguita dai servizi di intelligence americani per circa un anno, il tempo necessario a ricostruire i suoi legami con la Cina. La preoccupazione degli investigatori era puntuale: la dirigente era diventata così vicina a Jensen Huang da comparire in fotografie scattate durante diverse cene di lavoro nella regione di Singapore, ed era quindi in grado di raccogliere informazioni sui piani di Nvidia e sugli sforzi del CEO per convincere l'amministrazione Trump a consentire l'invio in Cina di tecnologia più avanzata. Le due testate che riportano la vicenda descrivono Megaspeed in modo leggermente diverso: TechCrunch la definisce una società di cloud AI con sede a Singapore, The Decoder un operatore di data center.
Il presidente Trump è stato briefato sulla vicenda circa un anno fa e non è intervenuto, secondo il report probabilmente per non disturbare le vendite di chip Nvidia o per non aggravare le tensioni commerciali con la Cina. Jensen Huang non è stato messo al corrente: gli investigatori ritenevano che non ne sapesse nulla. È il punto più delicato dell'intera storia, e si può leggere come uno spostamento del piano del rischio dalla merce alle relazioni personali tra un fornitore e un cliente regionale.

L'indagine non nasce dal nulla. Nel 2025 il New York Times ha riferito che il Dipartimento del Commercio aveva indagato su Megaspeed, sospettata di aiutare aziende cinesi a aggirare le regole sull'export rivendendo chip sottoposti a restrizioni; Alice Huang all'epoca era tra i top executive dell'azienda. Tra giugno 2024 e febbraio 2026 una società sorella malese di Megaspeed ha acquistato hardware AI con chip Nvidia per almeno 4,8 miliardi di dollari. Megaspeed ha annunciato un'indagine interna.
Nvidia nega ogni anomalia. «Jensen's interactions with Ms. Huang are not unusual or unexpected. Meetings with customers are part of a C.E.O.'s job; Jensen talks with thousands of customer executives every year», ha dichiarato un portavoce a TechCrunch, aggiungendo che i clienti cloud regionali ricevono «ordinary business information», non segreti commerciali sensibili e nessuna informazione rilevante per la sicurezza nazionale. L'ambasciata cinese ha liquidato le accuse come «groundless smears and slanders».
La divergenza non è di numeri ma di cornice: TechCrunch e The Decoder raccontano un complotto di spionaggio con al centro il CEO, Nvidia lo riduce a fisiologia commerciale. Entrambe le letture convivono con lo stesso dato di fatto, e cioè che il caso è stato esaminato per un anno senza che Jensen Huang ne fosse stato avvertito.
Per un lettore che lavora nella filiera dei data center è plausibile che la conseguenza sia concreta: se un rapporto commerciale regionale può diventare un'ipotesi di controspionaggio, la due diligence sui clienti cloud potrebbe smettere di essere una formalità di compliance e diventare un presidio di sicurezza industriale, con l'onere della prova che ricadrebbe su chi vende. Il punto non è stabilire se una cena possa valere un segreto: è che l'indagine sia rimasta invisibile a chi quella cena l'ha organizzata.