Trump firma decreto ristretto su supervisione AI dopo pressioni industriali

Trump firma il decreto AI: 30 giorni di anteprima, nessun obbligo

La Casa Bianca ha trovato una formula che evita sia l'assenza totale di regole sia qualcosa che le aziende AI possano chiamare regolamentazione. Il 2 giugno 2026, il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che chiede alle aziende AI di condividere i propri modelli più avanzati con il governo 30 giorni prima del rilascio pubblico — su base volontaria, senza nessun obbligo formale. Il risultato è il frutto di settimane di trattative frenetiche tra fazioni opposte all'interno dell'amministrazione: un accordo minimo che rivela quanto sia precario il consenso interno sulla governance dell'AI.

Il contenuto dell'ordine: accesso anticipato senza preclearance obbligatoria

L'ordine non introduce una regolamentazione formale. Stabilisce un processo volontario per identificare i modelli AI più avanzati — la categoria che include sistemi come Claude Mythos di Anthropic e GPT-5.5 di OpenAI — e garantisce al governo americano accesso esclusivo per 30 giorni prima del lancio pubblico. Lo scopo è permettere agli uffici federali di identificare e correggere vulnerabilità di cybersecurity prima che i modelli diventino disponibili al grande pubblico.

Il testo è esplicito sull'assenza di obblighi: "Nothing in this section shall be construed to authorize the creation of a mandatory governmental licensing, preclearance, or permitting requirement for the development, publication, release, or distribution of new AI models, including frontier models." Il decreto dirige il Dipartimento di Giustizia a trattare l'hacking assistito da AI come area di priorità massima, e il Pentagono a rafforzare le proprie reti classificate entro 30 giorni dalla firma.

Il decreto prevede anche che determinate agenzie federali e "trusted partners" selezionati ottengano accesso anticipato ai modelli frontier. Con l'ordine in vigore, il segretario al Tesoro Scott Bessent può ora avviare colloqui con la Cina per costruire un framework simile transfrontaliero: quei negoziati erano bloccati in attesa che Washington stabilisse prima una propria politica interna.

Da 90 giorni a 30: la storia della firma mancata di maggio

La proposta originale prevedeva una finestra di 90 giorni — una richiesta che l'industria aveva giudicato inaccettabile, spingendo per qualcosa vicino alle due settimane. Il 21 maggio 2026, Trump aveva annullato la cerimonia di firma già programmata poche ore prima dell'evento, dopo le pressioni di diverse aziende AI e dell'ex consigliere AI della Casa Bianca David Sacks, convinto che la finestra di 90 giorni fosse troppo onerosa per un settore in evoluzione rapida.

Nelle settimane successive, la situazione all'interno della Casa Bianca era diventata caotica. Diversi dirigenti AI avevano riferito di non sapere cosa avrebbe potuto richiedere un decreto rivisto, né se sarebbe stato firmato del tutto. Decisivo è stato il fatto che gli stessi esecutivi delle principali aziende AI avessero avvertito l'amministrazione che i loro modelli diventavano sempre più sofisticati e potenti: il governo non poteva semplicemente rimandare indefinitamente.

A sbloccare l'impasse è stato un incontro di alto livello alla Casa Bianca la sera del 1 giugno 2026. La capogabinetto Susie Wiles, Scott Bessent e il direttore nazionale per la cybersicurezza Sean Cairncross — i tre promotori principali del decreto — hanno convinto Trump che l'amministrazione non poteva continuare a rinviare. Il testo definitivo è stato redatto nella mattinata del 2 giugno. Trump aveva dato il via libera la sera del 1 giugno, dopo aver valutato il sostegno dell'industria per la finestra di 30 giorni. Il decreto è stato firmato in forma privata, non con la cerimonia pubblica originalmente prevista con i CEO di Silicon Valley.

Trump firma decreto ristretto su supervisione AI dopo pressioni industriali
La firma ufficiale che trasforma le pressioni industriali in regolamentazione dell'intelligenza artificiale. Foto di Tima Miroshnichenko su Pexels

Le divisioni interne: Sacks contro Wiles

La firma non chiude il capitolo delle tensioni. David Sacks, che si era collegato in remoto alla riunione del 1 giugno, aveva scritto su X: "President Trump understands that unnecessary regulation is the biggest threat to innovation in America. Winning the AI race means not only beating China but also clearing bureaucratic hurdles thrown up by state legislatures and woke politicians in DC."

La divisione non era limitata al duello Sacks-Wiles. Il segretario al Commercio Howard Lutnick ha avuto un ruolo marginale nel processo, anche perché dispone già di accesso ai modelli AI attraverso il Center for AI Standards and Innovation, un programma preesistente che valuta i modelli frontier senza requisiti di approvazione preventiva obbligatoria. Il Pentagono, a sua volta, si è mantenuto in secondo piano, concentrandosi sull'obiettivo pratico di assicurarsi l'accesso anticipato ai modelli per uso militare.

Un funzionario dell'amministrazione, in forma anonima, aveva sintetizzato la posta in gioco durante le settimane di stallo: "Resolving the infighting only matters if it gets Trump to yes."

Cosa segnala davvero la finestra di 30 giorni

La finestra finale di 30 giorni è un terzo esatto della proposta originale di 90 giorni — un taglio del 67% rispetto al punto di partenza. L'industria spingeva per 14 giorni: il risultato finale è più del doppio di quanto richiesto dal settore, il che segnala che la Casa Bianca non ha semplicemente ceduto alle pressioni, ma ha cercato una via di mezzo operativa.

La preoccupazione alla base del decreto è concreta: Claude Mythos e GPT-5.5 eccellono nell'individuare vulnerabilità nei sistemi software legacy, una capacità che li rende potenzialmente pericolosi se sfruttati per attacchi a infrastrutture critiche. La domanda che il decreto non risponde è se 30 giorni siano sufficienti per un'analisi di sicurezza approfondita su modelli di questa complessità.

Anthropic ha segnalato pubblicamente il proprio supporto: "This Executive Order is an important step in strengthening America's leadership in AI. We look forward to collaborating with the White House to support its implementation."

Il vero banco di prova non è la firma, ma il processo classificato che le agenzie federali devono ora costruire per decidere quali modelli rientrano nella revisione anticipata — e quanta capacità analitica il governo può effettivamente dispiegare in una finestra di soli 30 giorni.

Francesco Leone
Francesco Leone

Francesco Leone è un esperto in Intelligenza Artificiale con una profonda conoscenza in Machine Learning e Deep Learning. Attraverso la sua esperienza, ha contribuito allo sviluppo di soluzioni innovative in ambito di elaborazione del linguaggio naturale e visione artificiale, mirando a trasformare il modo in cui interagiamo con la tecnologia. Attivo nel settore con pubblicazioni e progetti su https://ital-ia.it/, Francesco si dedica alla ricerca e all'applicazione di algoritmi avanzati per rendere i sistemi più intelligenti e accessibili.

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