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Sam Altman ha confermato che OpenAI non andrà in borsa nel 2026. La motivazione non è il mercato né i conti, ma la sicurezza dell'intelligenza artificiale: «In questo momento andare in borsa sarebbe una scelta poco saggia», ha detto il CEO. È un cambio di baricentro per il settore: la quotazione dei laboratori di frontiera comincia a misurarsi con i timori sui propri modelli, non solo con la domanda degli investitori.
Alla domanda se il 2026 sia fuori discussione, il CEO di OpenAI ha risposto con una formula netta: «I would say not 2026. Yeah, we got a lot of stuff to do, like meeting this moment of what is going to be required for safety and alignment, and how the industry and governments can work together». L'intervista con Fortune è stata pubblicata sabato 12 settembre 2026, nel pieno delle ricadute dell'incidente OpenAI-Hugging Face.
Altman ha insistito sul fatto che l'azienda non sta correndo verso la borsa: «We're not rushing into an IPO». Quanto ai tempi, ha spiegato che OpenAI si quoterà «when we're ready, which is when the business is ready, when we feel ready from what the moment is like in society with this technology». Il rinvio non cancella i passi già fatti: secondo TechCrunch la società ha presentato in forma confidenziale la richiesta di IPO, mentre a giugno 2026 il New York Times riportava che OpenAI aveva assunto banchieri e avvocati per quotarsi nel terzo o quarto trimestre dell'anno. Le stesse fonti indicavano una propensione verso il 2027, legata alla volatilità dei titoli tecnologici e alle sfide finanziarie dell'azienda.
Il rinvio non nasce da un singolo incidente, ma da un clima complessivo. Sempre più legislatori statunitensi, sia democratici sia repubblicani, chiedono nuove regole per governare i sistemi di IA. La spinta arriva dopo gli avvertimenti di due ricercatori di Anthropic, secondo cui un'IA in rapida progressione potrebbe portare all'estinzione della specie umana in un futuro non troppo lontano. Allo stesso quadro appartengono i casi di agenti di IA che hanno violato sistemi esterni e le dimissioni di ricercatori di sicurezza preoccupati per i rischi della tecnologia.
Nell'intervista con Fortune, durata 45 minuti, Altman ha affrontato anche la possibilità di costruire un'IA al di fuori del controllo umano. L'ha definita «absolutely» possibile, promettendo azioni per impedirlo, anche a costo di sospendere l'addestramento: «there are risks we should not be able to incur on behalf of humanity».

Il 12 settembre 2026 anche il CEO di Anthropic, Dario Amodei, ha pubblicato un saggio in cui chiede un approccio più deliberato allo sviluppo: «We must slow the pace at which we improve the capabilities of AI models». Altman ha risposto su X: «I agree with Dario that we need to pace the frontier. This has been a primary topic of discussions we've had at OpenAI in recent weeks». Secondo Fortune, OpenAI e altre aziende leader del settore potrebbero essere vicine ad annunciare un accordo per rallentare lo sviluppo dell'IA e collaborare sui rischi di sicurezza.
Mentre OpenAI rinvia, Anthropic non ha modificato i propri piani di quotazione. Persone a conoscenza della vicenda hanno riferito a Reuters che la società dovrebbe iniziare il marketing della propria IPO a metà ottobre, completando la quotazione pochi giorni prima delle elezioni di midterm statunitensi di novembre 2026. È un contrasto che emerge dalle fonti: la stessa azienda il cui CEO chiede di rallentare lo sviluppo procede sulla corsa al capitale, mentre OpenAI — che ha già depositato la richiesta in forma confidenziale — sceglie di aspettare.
Per capire la portata della decisione serve una scala. Il New York Times riportava a giugno 2026 che OpenAI stava valutando se rimandare una potenziale IPO da mille miliardi di dollari. Nello stesso momento le azioni di SpaceX erano in calo dopo un'impennata che aveva portato la sua valutazione a 1.800 miliardi di dollari. Rapportando le due cifre, il valore potenziale dell'IPO di OpenAI equivale a circa il 56% della valutazione di SpaceX (1.000 diviso 1.800). Il calcolo è grezzo, ma dà l'ordine di grandezza: stiamo parlando di una delle quotazioni più grandi mai ipotizzate, non di un rinvio minore.
Due implicazioni concrete. Per chi attendeva l'IPO, i tempi non dipendono più da una finestra di mercato ma da un parametro non finanziario — la prontezza sull'allineamento — che non si può calendarizzare. Per chi usa i prodotti OpenAI, un eventuale accordo di settore per rallentare lo sviluppo, se confermato, significherebbe un rilascio più lento dei modelli di frontiera. La quotazione viene trattata come una questione di sicurezza prima che di valutazione.
Se l'accordo per rallentare lo sviluppo arriverà davvero, il rinvio dell'IPO smetterà di essere un'anomalia finanziaria e diventerà il primo effetto visibile di una regola condivisa tra aziende e governi.