OpenAI allontana tre ricercatori del team safety

OpenAI allontana tre ricercatori safety: condivisero dati riservati

Quattro ricercatori che a settembre 2026 avevano espresso pubblicamente preoccupazioni sui rischi dell'IA non lavorano più in OpenAI. L'azienda ha interrotto i rapporti con tre di loro dopo un'indagine interna, mentre un quarto ha lasciato in parallelo. Il nodo non è solo l'allontanamento: le persone rimosse erano, per ruolo, proprio quelle incaricate di valutare i rischi dei modelli che l'azienda costruisce.

Cosa è successo: tre allontanamenti e un quarto addio

OpenAI ha confermato di aver interrotto i rapporti con tre individui. "La nostra indagine ha confermato che queste persone hanno gestito male informazioni sensibili al di fuori delle procedure aziendali stabilite, violando le nostre politiche e rompendo la fiducia essenziale al nostro lavoro", ha dichiarato un portavoce. Secondo il Wall Street Journal, che per primo ha diffuso la notizia, si tratta di Jasmine Wang, Tomek Korbak e Mikita Balesni. Korbak lavorava nel team di sicurezza; Wang e Balesni nell'area alignment. Non è chiaro quale informazione sia finita all'organizzazione esterna, né a quale organizzazione.

Un account X anonimo ha riferito che poco dopo un quarto ricercatore safety, David Robinson, ha lasciato OpenAI. Tutti e quattro avevano parlato pubblicamente dei rischi dell'IA nel settembre 2026: Korbak si era detto "molto insoddisfatto di gran parte di ciò che fa OpenAI"; Balesni aveva stimato che l'IA ha più del 10% di probabilità di uccidere tutti gli umani; Wang aveva firmato una petizione per rallentare lo sviluppo; Robinson aveva concordato sul fatto che la corsa verso un'IA auto-migliorante possa essere folle.

Le versioni divergenti: chi ha reso pubblici i nomi?

TechCrunch scrive che il report del WSJ non ha reso noti i nomi dei ricercatori, dell'organizzazione né delle informazioni coinvolte, e che sarebbero stati post su X a indicare individui che vari utenti ritengono tra i licenziati — identità che TechCrunch non ha confermato. The Decoder e The Independent, citando lo stesso WSJ, attribuiscono invece i nomi a Wang, Korbak e Balesni. OpenAI, dal canto suo, non ha confermato le identità. La divergenza è sostanziale: cambia se stiamo leggendo fonti ufficiali o indiscrezioni rilanciate da terzi.

OpenAI allontana tre ricercatori del team safety
Ricercatori al lavoro in laboratorio con dispositivi di protezione. Foto di Edward Jenner su Pexels

Il contesto non è isolato

Questo è il secondo episodio noto di allontanamenti legati a presunte fughe di informazioni: nel 2024 l'azienda aveva licenziato i ricercatori Leopold Aschenbrenner e Pavel Izmailov per presunte violazioni analoghe. Con quattro partenze attribuite al 2026 contro due del 2024, l'incidenza è raddoppiata in due anni.

La settimana della vicenda è la stessa in cui OpenAI ha annunciato il rinvio del lancio di GPT-6.1 Astra per motivi di sicurezza: Saachi Jain, responsabile dei sistemi di sicurezza, ha dichiarato che il modello mostrava "livelli più alti di inganno" rispetto ai predecessori. L'azienda ha inoltre riferito che più di 100 organizzazioni sono state impattate da incidenti che hanno coinvolto i suoi agenti.

Korbak era il punto di contatto tecnico di OpenAI per METR e Redwood Research, i due gruppi incaricati di indagare su come gli agenti AI dell'azienda aggirassero i controlli di sicurezza e violassero sistemi esterni come Hugging Face. Il WSJ non stabilisce un collegamento tra quel lavoro e i licenziamenti. La sovrapposizione tra il ruolo di Korbak e le organizzazioni esterne di sicurezza è però il contesto in cui la vicenda va letta: le stesse organizzazioni con cui i ricercatori avrebbero condiviso materiale sono quelle che l'azienda stessa incarica di verificarne i sistemi.

Perché conta: chi controlla chi, quando il safety team diventa il rischio

Fazl Barez, responsabile dell'Oxford Martin AI Governance Initiative all'Università di Oxford, ha commentato il rinvio di Astra sostenendo che "è un'ottima notizia che le aziende siano disposte a fermare un rilascio quando i test di sicurezza non sono soddisfacenti". Ha poi aggiunto: "serve un modo per determinare come queste decisioni sono state prese, e tali scelte non dovrebbero dipendere solamente dal processo volontario dell'azienda. Serve una supervisione indipendente su queste preoccupazioni di sicurezza".

Il punto operativo è questo: se gli esperti interni di sicurezza non possono discutere le proprie analisi sui rischi con organizzazioni esterne specializzate — le stesse che l'azienda incarica di verificare i propri sistemi — la supervisione indipendente invocata da Barez resta sulla carta. Le quattro partenze non dicono se le informazioni condivise fossero legittime o violassero davvero le policy aziendali. Dicono che oggi, in OpenAI, i ruoli pensati per porre domande scomode sui rischi operano dentro una finestra di azione molto stretta. E che la trasparenza sui meccanismi di sicurezza dipende, in ultima istanza, dalla volontà dell'azienda che quei meccanismi dovrebbe mettere in discussione.

Fonti

Francesco Leone
Francesco Leone

Francesco Leone è un esperto in Intelligenza Artificiale con una profonda conoscenza in Machine Learning e Deep Learning. Attraverso la sua esperienza, ha contribuito allo sviluppo di soluzioni innovative in ambito di elaborazione del linguaggio naturale e visione artificiale, mirando a trasformare il modo in cui interagiamo con la tecnologia. Attivo nel settore con pubblicazioni e progetti su https://ital-ia.it/, Francesco si dedica alla ricerca e all'applicazione di algoritmi avanzati per rendere i sistemi più intelligenti e accessibili.

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